Monia intanto "stigmatizzava" e guardava con sommo disprezzo tutti gli accadimenti, un po' freak di quei mesi. Era evidente che la politica e la militanza stavano cambiando. Mentre io ero passato dai pantaloni Facis all'eskimo, i militanti della sinistra stavano passando dall'eskimo alle piume e ai camicioni arancioni. Da lì a qualche anno ci sarebbe stato il riflusso, che non era una malattia dell'apparato digerente ma solo una svogliatezza verso la politica che Monia stava già preconizzando nel 1977. Quell'anno però ebbe il suo culmine in marzo, quando a Bologna scoppiarono incidenti molto gravi tra polizia e studenti che erano stati preceduti dalla cacciata del leader della CGIL Luciano Lama dall'Università di Roma. La notizia arrivò nel corso di un'assemblea che si stava tenendo in palestra. Roby Paganelli detta La Rouge ed Enza Molinari detta Baguette, stavano riassumendo le mozioni di voto sulle iniziative da intraprendere quando furono interrotte da Mario Moioli che dopo la trasformazione del suo Paolo VI in Josiph Stalin si era convertito alla FGCI (non quella del pallone, l’altra). Moioli, dette la notizia con voce greve e tono pensieroso mentre la platea di estremisti di ogni tipo la accolse con un boato di entusiasmo. Era le due anime del Movimento, quella che stava con il Partito Comunista del sindaco di Bologna Renato Zangheri e quelli che, se non stavano con l'altro Renato (Curcio), poco ci mancava. Insomma tutti in quella palestra erano schierati con qualcuno tranne tre persone: Desirée ed Evelina Materassi e il Luserta che stava facendo la schedina della Sisal. A marzo molti di noi andarono a Bologna al convegno contro la repressione. Partimmo armati di Rolleiflex e Videotape, oggetti che ormai maneggiavo anch'io con una certa disinvoltura. A Bologna, il Movimento ci andava sperando ardentemente che il sindaco di Bologna facesse intervenire la polizia, di modo da poter fare le vittime. Invece non successe un gran che, la manifestazione fu animata da girotondi (che tanti anni dopo diventarono pure una specie di partito politico).
Intanto la vita scolastica scorreva nell'ordinaria follia che vedeva sempre più spesso la perfida Tasso fare irruzione nelle aule alla ricerca di sostanze e oggetti quali hashish, marjuana, chitarre, bonghi, pizze e le prime cuffiette per il walkman. Luca Zaccagnini si era ambientato anche troppo bene ed era diventato l'allievo prediletto di Paolo Faustino Belletti detto il Maestro, che, come voleva la tradizione era uso utilizzare gli alunni per piccoli servigi. In particolare Luca Zaccagnini detto Elvis veniva spesso utilizzato come baby-sitter.
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