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L’altro fulcro della contestazione era indubbiamente l’Istituto tecnico industriale “Ettore Villa”, ma lì i contestatori poco sapevano di indiani metropolitani, di Boul Mich e di tutto l’armamentario folcloristico del Movimento, quelli erano dei buzzurri come diceva Roby Paganelli detta la Rouge.

All’artistico gli incontri, i dibattiti, le riunioni, si succedevano febbrilmente; il liceo era come un formicaio impazzito. Il vecchio preside della scuola aveva preso un lungo periodo di aspettativa per motivi di famiglia e le redini del liceo furono prese da Manuela Tasso, la nostra insegnante di chimica unanimemente bollata come Perfida Tasso. In realtà non era così perfida, era solo un generale delle SS, ma aveva un animo buono ed era molto simpatica. Questo però non le impediva di essere una delle insegnanti più temute del liceo. Il tono della voce era sempre superiore ai decibel consentiti, parlava come una mitraglia, vedeva tutto e, soprattutto, comandava tutti a bacchetta. Le retate nel chiostro erano quotidiane: la Tasso passava, seguita dai suoi luogotenenti, il professor Giuliano Gabardelli detto Sidol, lo scultore e il professor Fernando Tortiglioni, anch'esso di modellato, detto Hare Krisnah che come diceva Franz "contavano come il due di picche". Era chiaro che a comandare fosse lei. La Tasso gestì quel periodo di grandi sconvolgimenti scolastici con molta capacità ed acume, Franz diceva "culo".

Quello sarebbe stato il nostro ultimo anno all'artistico, tranne che per coloro che avrebbero deciso di frequentare anche il quinto anno "integrativo". Tutti paventavano lo spettro della "Maturità". Era epoca di grandi psicologie ma non di psicologi a scuola e quindi l'esame di maturità doveva fare paura, era giusto così, direi necessario. Noi avevamo tutto, tranne che paura. A noi, per tanti motivi diversi, andare a scuola continuava a piacere. In fondo ci piaceva anche prendere i pesci i faccia da Monia e Borsieri. Franz propose anche di farci bocciare un anno per restare ancora insieme. Per poco non ci riuscimmo. Cominciavo a pensare che una volta terminato l'artistico avrei potuto frequentare l'università. Pensavo alla facoltà di architettura o a quella di lettere con indirizzo artistico. Monia insisteva perché cominciassi a pensare al DAMS di Bologna che allora aveva poche centinai di studenti; mio padre Renato e mia madre Angelica pensavano alla catena di montaggio della FIAT, Franz diceva che avremmo dovuto sposare le Sorelle Materassi, sposarle e poi ucciderle, ma lui era un caratteraccio. Per dire il vero in classe c'era un altro buon partito, si trattava di Cristiana Bentivegna, detta Limousine, figlia di un architetto e un pochino fuori dalla mischia, bella e fascinosa. 

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