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Luserta non si accorse di nulla, mentre per noi proletari ci fu l'uscita antincendio a salvarci dalla vergogna. La platea vociante decretò la nostra debacle. Borsieri maledisse sé stesso per aver ceduto alle lusinghe del palcoscenico, Sebastiano Masselli se la rideva sotto i baffi, ma Paolo Faustino Belletti era tronfio. Assolutamente soddisfatto dello spettacolo, disse che anche Toscanini fu fischiato e invocò il detto mussoliniano "tanti nemici tanto onore" aggiungendo che non si poteva aspettarsi nulla di meglio da un pubblico di una nebbiosa provincia, non abituato ai clamori dell'avanguardia.

Monia per parte sua, che si era sempre dimostrato contrario al progetto non perse l'occasione per ribadirci che «A livello semantico l'abolizione della quarta parete è un po' come il trauma del parto- nascita che pone in discussione le sicurezze dell'immedesimazione mimetica a tutto vantaggio della presa di coscienza». Trascrissi tutto il suo discorso e decisi, che di riffa o di raffa, lo avrei infilato nel tema della maturità, anche se fosse stato sulla coltivazione del mais. Monia era il mio idolo.

Per fortuna l'argomento teatro era chiuso e così tornammo alle nostre lotte e alle nostre manifestazioni, la scuola poteva aspettare, che diamine! Quello era il 1977, e come il 1789, il 1917 e il 1968 sarebbe passato direttamente dai calendari ai libri di storia e ditemi che non è stato così se ne avete il coraggio.

Prima di Natale la perfida Tasso che ormai era entrata pienamente nel ruolo di preside facente funzioni del liceo, mi chiamò nel suo ufficio. Non comprendevo cosa volesse da me, ma ero pronto all'autodifesa anche se non sapevo bene per quale fatto o fattaccio accaduto. Invece la perfida Tasso in veste di Santa Maria Goretti mi disse che aveva bisogno del mio aiuto. Del mio? Sì del mio. Finalmente qualcuno si era accorto che ormai ero diventato uno studente modello anche se fuori dagli schemi, un intellettuale organico, un esteta, magari anche un critico cinematografico, La perfida Tasso, proprio lei che sembrava così algida nei rapporti umani e furente con le negligenze, chiedeva consiglio a me!

Seduto nel minuscolo ufficio di Presidenza sotto lo scalone (praticamente uno sgabuzzino), la perfida Tasso venne subito al punto: «Ti devo chiedere aiuto: ieri è arrivato un nuovo studente; o meglio è arrivato uno studente che avevo bocciato lo scorso anno e che ha deciso di riprendere gli studi. Il problema è che è un po' esuberante e viene dal tuo stesso quartiere», che voleva dire è un poveraccio come te. Frugai nella memoria, ma nessuno veniva dal mio quartiere; solo Franz ed io eravamo arrivati lì per caso. 

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