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L'anno scolastico era cominciato nei migliori dei modi. La 4^B era sempre la stessa e le dinamiche in terne praticamente immutate. Il 1977 in Italia fu l'anno degli studenti e del loro pittoresco "Movimento". Il nemico principale del movimento, oltre che il governo, il padronato, il ministro dell'istruzione, la Confindustria, il capitalismo ecc. Era il ministro dell'interno Francesco Cossiga, anzi "Kossiga" come era scritto sui muri di tutta Italia. Anche uno un po' fuori dai giochi come Luigi Mondini detto Luserta aveva notato la "K" e un giorno mi chiese, vergognandosi un po' se questo Kossiga fosse un russo. «No», risposi, «è sardo». Lui che proprio un genio non era, mi chiese se i nomi sardi si scrivessero con la "K". Per Fortuna Franz, che aveva senso pratico disse «Sì i sardi e gli Amerikani» usano la "K". Franz era un genio, incompreso, come spesso accade ai geni.

In quell'inizio d'anno passammo più ore nelle piazze che nelle aule. Anzi qualche volta le aule erano le piazze visto che, oltre alle rivendicazioni del Movimento, c'erano le lotte per avere aule decenti. Già ad ottobre Roby Paganelli detta la Rouge aveva preso il posto di Lalla De Ambus come leader degli studenti del liceo. Esordì in una serie di sit-in in una piazza della città. La Paganelli, con tanto di sciarpa rossa come i capelli, ed eskimo verde, megafono in mano leggeva i diari di Andy Warhol ai passanti straniti ed infreddoliti. «Chi è questo vecchietto?», chiese una pensionata di passaggio fermatasi a guardare un tazebao dove campeggiava il ritratto del grande artista della Pop Art. «Non è un vecchietto», aveva detto Franz, «È un pensionato come lei dopo aver visto quanto prende di pensione». Una sintesi esemplare di Agit-Prop e sociologia. Del resto Andy Warhol si tinse i capelli di grigio quando aveva trent'anni proprio perché le persone potessero pensare che quel vecchio portasse benissimo gli anni. C'era qualcosa di irresistibilmente Pop anche in Franz.

La sede del liceo in via Micca era diventata il cuore pulsante del Movimento. Tutte le scuole facevano capo all'artistico. No, non era nata come una scuola qualsiasi e continuava a non esserlo. In città la contestazione aveva tre poli oltre al liceo artistico: uno era il pregiatissimo Liceo Classico “Giuseppe Mazzini” dove avevano studiato tutti i notabili della città, da dove erano usciti primari, notai, senatori, e anche qualche Presidente della Repubblica. Lì la contestazione era sempre in guanti bianchi. I contestatori erano quelli ai quali Eugene Ionesco, un decennio, prima si era rivolto dicendo, «Urlate, urlate, tanto diventerete tutti dei notai», infatti così fu sempre in ogni epoca e in ogni luogo. 

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