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La professoressa Manuela Tasso, docente di chimica lasciò tutti interdetti per la preparazione artistica dimostrata, tanto che Luigi Mondini detto Luserta disse: «Ma prof. lei capisce anche di arte?!». Ma la perfida Tasso che non era donna da facili lusinghe disse: «Cerca di non fare il leccaculo tanto di chimica hai sempre tre». “Ciapa sü”, avrebbero detto a Milano (città della Tasso), ma per fortuna eravamo a Firenze.

Dopo esserci sistemati in albergo, fu tutto un Orcagna, un Donatello, un Giotto, un Vasari. Tutto e tutto insieme. Bardi sembrava essere stato punto dalla tarantola, non smetteva mai di parlare, di indicarci monumenti, additarci particolari architettonici, di citarci Dante Alighieri, Machiavelli, Lorenzo il Magnifico. Dopo una mattina con Bardi le Consapevoli del proprio ruolo parteggiavano per i ghibellini e le Belle e maledette per i guelfi. Franz per il Conte Ugolino.

Sia Borsieri che la perfida Tasso sembravano essere stati messi in ombra dall'entusiasmo di Bardi che nella sua città sguazzava a meraviglia, anzi a "maraviglia" poiché a Firenze spesso le vocali cambiavano e Bardi prediligeva esprimersi come un accademico della crusca.
All'ora di pranzo, ritrovati i nostri nemici della 3^A, ci cacciò tutti alla Buca dell'orafo, una trattoriaccia fiorentina che lui aveva frequentato da giovane, anzi da "giovine". Ci ingozzammo di qualsiasi cosa "l'orafo" ci portasse in tavola. Ci passò davanti metà della cucina toscana e l'altra metà ci sarebbe toccata la sera. Al termine del lauto pasto (ormai si toscaneggiava tutti), ci portò anche un bicchierino di vin santo con due cantuccini. Il vin santo piacque molto, ma piacquero molto anche i cantuccini tanto che Maurizio Bongo Rangoni, individuato il cesto nel quale erano riposti i cantuccini, mise in funzione una catena di montaggio per il furto dei cantuccini stessi che con un veloce passamano finivano tutti nei bicchierini del vinsanto. Al termine del pranzo il cesto posto in una nicchia nel muro (come una Madonna fiorentina), era desolatamente vuoto. Temevano che l'occhio dell'orafo (per altro l'unico occhio, poiché l'orafo era "sguercio"), potesse cadere sul cesto vuoto e se questo fosse caduto anche l'unico occhio buono, sarebbero stati guai in considerazione del fatto che l'orafo non aveva un aspetto proprio rassicurante, sicché, si fuggì, uno per volta da una porta laterale. Persino la Perfida Tasso, tutta doveri e bacchettate, si era resa responsabile del furto aggravato di cantuccini. Anche le Sorelle Materassi ne fecero incetta. L'unico che non mangiò fu l'architetto Borsieri, lui dei cantuccini non sapeva che farne, lui cadeva in deliquio solo per le architravi aggettanti. «Cazzi suoi», ammonì Franz.

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