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Quella viuzza era il cordone ombelicale che legava Bardi a Firenze. Entrare in casa sua fu come entrare in casa di Paolo Faustino Belletti detto il Maestro solo che mentre i cimeli del Maestro erano un po' da soffitta della zia, quelli di Bardi sembravano usciti dall'appendice dell'Argan. Madonne miniate, bronzetti rinascimentali, formelle, stipiti lignei, candelieri. Restammo a bocca aperta fino a quando dalla bocca (anch'essa aperta) di Luigi Mondini detto Luserta, che non brillava mai in acume uscì un esclamazione di meraviglia: «Oh professore, ma qui ci sono anche dei Luca della Robbiola!» . Bardi, che era già stato messo più volte alle corde, esplose: « Mondini, la robbiola è quella che tu conservi in loco del tuo cervello, razza di zoticone, ma 'gli è possibile che io vi porto in hasa mia, nel cuore della mi' città e debbo senitr cahare dalla tu' bocca simili hastronerie?! Si hiama Della Robbia, non de la Robbiola! Oh Santa Madonna del Pilar aiutaci un po' tu che qui non ce la si fa più a salvarci dall'invasione de' barbari buzzurri». Sì è vero Luserta se l'era cercata ma insomma, poveretto, aveva passato l'infanzia a pescare rane e la prima giovinezza davanti al bigliardino, voleva solo cercar di fare una buona figura.

Per fortuna c'ero io. Chiesi a Bardi di parlarci dell'attività di suo padre. Ricordando che aveva tolto i sedili dalla Peugeot 404, il solito Luserta chiese se per caso avesse fatto il carrozziere. Franz disse che se non taceva avrebbe fatto la fine di Fra Girolamo; l'allusione piacque molto a Bardi che si rabbonì e ci disse che il babbo aveva la passione di restaurar tele e telieri, dipinture e affreschi. Del resto la passione smodata che Bardi dimostrava per la sua materia doveva pur provenire da qualche parte. Ci disse che per l'ultimo giorno della nostra permanenza a Firenze ci aveva riservato una sorpresa, ci avrebbe portato a vedere l'ultimo lavoretto del babbo.

Nel tardo pomeriggio ci fu concessa da Bardi, Borsieri e dalla perfida Tasso, una passeggiata fino a San Miniato al Monte dove Borsieri, che spesso aveva dovuto soccombere alla travolgente loquela di Bardi, ebbe la grandiosa idea di farci eseguire degli schizzi delle architetture della città viste da quell'altura. Il rilievo architettonico era una fissazione di Borsieri. Tutti ci dovemmo armare di matite HB,1B e 2B che Borsieri passava in rassegna come un generale fa la conta delle sue baionette. Finalmente anche le Sorelle Materassi furono còlte in fallo: dimenticarono di portare con sé gli strumenti di lavoro; avevano solo il blocco da disegno, ma non le matite. Naturalmente la classe dimostrò che la solidarietà non è sempre un valore condiviso come si dice oggi, e nessuno prestò nulla alle due cerulee sorelline. 

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