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Borsieri scrutava il profilo di Firenze (non erano ancora tempi né di Sky, né di skyline). Ma Borsieri oltre che scrutare Firenze, scrutava anche i nostri sguardi, i nostri gesti e i mostri strumenti. Quando si accorse che le Sorelle Materassi stavano disegnando con la matita per gli occhi, strinse tra le labbra la pipa di radica (quella che usava durante le uscite ufficiali), e disse: «Fate un po' vedere gli strumenti da disegno...». Le due abbassarono lo sguardo, anzi il "punto di vista", trattandosi di un rilievo architettonico, e spegnendo il sorriso perenne ammisero di non avere con sé gli strumenti da disegno. «Ah..." Sussurò perplesso Borsieri, adesso vi mettete anche voi?».. Borsieri era in astinenza da cazziatone da più giorni, e ormai invidioso dei "J'accuse" di Bardi e delle urla forsennate della perfida Tasso, cominciò a brontolare come una pentola di fagioli. «Beh devo ammettere che avevo riposto in voi una certa fiducia che ora vedo tradita, anzi vedo che siete state travolte dalla sciatteria che ormai dilaga nella classe. Mai e poi mai mi sarei aspettato, non tanto la dimenticanza di uno strumento di lavoro, quanto il tentativo odioso e subdolo di gabbarmi. Ed ora eccovi qui lacrimanti come dei bambini colti con le mani nella marmellata», continuava Borsieri che ormai si sentiva Edmondo De Amicis. «Non è mai segno di maturità cercare di ingannare il proprio insegnante. E poi per cosa? Per finire miserabilmente umiliate sotto le forche caudine?» . Borsieri aveva una passione per Rupe tarpeie, Idi di marzo, Fatiche di Sisifo e compagnia bella. Lui che amava Ledoux e Boullée non ce la faceva proprio a non infilare una motto o una citazione storica in ogni discorso che andava facendo. Anche Luserta disse: «Davvero, vi sembra bello esser dovute venire a Minosse?!». «A Canossa, deficiente!», lo corresse Franz. Insomma cominciavamo tutti ad essere un po' più colti, chi più chi meno.

L'ultimo giorno della gita, Bardi voleva assolutamente mostrarci un lavoretto del babbo. Come lo chiamava lui. L'appuntamento era in Piazza Santa Croce alle otto del mattino. Franz chiese a Bardi se per caso dovessimo andare per funghi, ma Bardi rispose che non era stagione. Arrivammo in Piazza Santa Croce in ordine sparso: le Belle e le Consapevoli con la perfida Tasso, Biancofiore con la neo-fidanzata Noemi Pencherle con la Peugeot 404 senza sedili, noi maschietti con Borsieri, le Sorelle Materassi erano già in Piazza (sotto un lampione diceva Franz).

Il grande portale della chiesa era naturalmente chiuso. Appena sceso dalla Peugeot 404, Bardi che indossava il trench modello "Alluvione di Firenze" andò a posizionarsi proprio davanti al portone, ci radunò e disse: «Gli è un momento storiho! Storiho! Adesso si entra nella chiesa e vi fo vedere un lavoretto del mi' babbo». Bardi mise la mano nella tasca del trench ed estrasse un mazzo di chiavi. 

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