Franz aveva uno spiccato senso della citazione storica, Mario Moioli e Gigi Santoro gli autori del busto, un pessimo senso dell'umorismo. Luciano Gabardelli si depresse a tal punto che non ci volle accompagnare in gita a Firenze, semmai avrebbe voluto farci cavare marmo per il resto dei nostri giorni. Era però evidente che le guide migliori per la gita a Firenze ce le avessimo noi, anche se la Perfida Tasso non faceva altro che dirci che se fosse stato tutto in mano a lei la solfa sarebbe cambiata e che avremmo dovuto di tanto in tanto tirar fuori la zucca dallo scatolone dell'ovatta. Era un caratteraccio.
Dopo una sfibrante visita agli Uffizi che vide arrivare fino alla fine solo Luserta, le Sorelle Materassi, Franz ed io, gli ultimi giorni della nostra permanenza a Firenze avrebbero dovuti essere dedicati al Duomo, al Battistero di San Giovanni ma soprattutto l'ultimo giorno lo avremmo dovuto dedicare ai lavoretti del babbo del professor Bardi che si dilettava in restauri lignei e pittorici (il motivo per il quale sull'auto di Bardi si viaggiava col culo per terra, come avevano sperimentato Manuele Biancofiore e Franz).
Davanti al Battistero di San Giovanni, come sempre, Bardi la prese un po' alla lontana: «L'era l'anno 1401 e fu bandito un grande concorso pe' decidere chi avesse a dechorare la porta del battistero più bello del mondo. Voi, sapete vero cosa l'è un concorso?». Fu la prima volta che le Sorelle Materassi, solitamente silenti, rubarono la scena a Franz per dire una colossale boiata: «Quello di Miss Italia, per esempio...». Quella volta il poco elegante epiteto di "Troie" stava per uscire dalla bocca di Bardi, ne sono praticamente certo, ma Andrea Bardi "l'era un gentilomo fiorentino" e allora Franz gli venne in soccorso: «Zitte, troie!». Bardi, con uno sguardo d'intesa cameratesca finse di non sentire e proseguì nella spiegazione.
Comunque la spiegazione continuò e Bardi si perse subito dietro la formella del Sacrificio di Isacco e tutto il resto. Dopo il Battistero fu la volta di Santa Maria del Fiore, del Campanile di Giotto e, soprattutto, della cupola di Filippo Brunelleschi. «E pensare che se Filippo 'gli avesse vinto il concorso sarebbe stato lui e non Lorenzo a fare lo scultore delle porte del Paradiso e non gli avrebbe potuto creare codesta meraviglia che vi si para d'innanzi». A me piaceva molto Bardi perché chiamava gli artisti per nome di battesimo, un po' come fossero suoi amici, anzi suoi parenti. Del resto quando vedemmo la casa del professor Bardi in via della Ninna rimanemmo di stucco. Un budello infilato tra Palazzo Vecchio e gli Uffizi, una viscera del Rinascimento. Bardi aveva in casa persino l'abside di una cappella privata.
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