Partimmo in treno e facemmo giurare Manuele Biancofiore detto Che Guevara che al massimo avrebbe potuto suonare in treno per circa un'ora e impegnandosi a non ripetere i pezzi più di tre volte. La mozione fu approvata all'unanimità. Gli altri accompagnatori, oltre a Bardi che si trovava già nella sua città, erano Libero Borsieri e Manuela (perfida) Tasso. l'altra classe, quella dei nemici della sezione A, era accompagnata da Giorgio Monia, Giuliano Gabardelli, l'insegnate di figura e ornato modellato detto Sidol e da Franco Brugliano detto Bru-Bru docente di architettura. Mio nonno Giovanni avrebbe detto "la compagnia del filo di ferro"; effettivamente la mescola degli elementi poteva dar luogo a qualche attrito. All'arrivo a Firenze fummo accolti da Bardi con tanto di cappellaccio e spolverino proprio davanti alla chiesa di Santa Maria Novella. Capimmo al volo che l'overture sarebbe toccata a lui. Bardi ci radunò intorno a sé, senza badare troppo al fatto che avevamo con noi zaini e valigie. Era martedì, e anche questo doveva avere la sua importanza visto che Bardi, dopo aver zittito tutti, attaccò lo “spiegone” con queste parole: «Nella venerabile chiesa di Santa Maria Novella, gli era un martedì mattina, non essendovi quasi alcuna altra persona, si ritrovarono sette giovani donne». Tutti tacquero, qualcuno alzò gli occhi al cielo, altri fissavano il pavimento, la perfida Tasso fissava noi. Insomma, il clima era di attesa, e siccome tutto arriva per chi sa aspettare, le parole di Bardi arrivarono «Ora, io lo so che voi siete un branco di inguaribili somhari, ma non mi venite a raccontare che nessuno di voi si ricorda simili e celeberrime parole?!» Effettivamente nessuno si ricordava di quelle "simili e celeberrime parole". Che facevano le sette donne nella Chiesa di Santa Maria Novella oltre che a rovinare la gita a noi? Franz rispose: «Le troie». Tutti ci aspettavamo il peggio e invece sul viso di Andrea Bardi si aprì uno splendente sorriso. «Bravo Franz! Lo si aveva da sapere, che quando si parla di troie tu la sai lunga. Eh già, gli ha proprio ragione il Franz, sono le parole con cui inizia il Decamerone di Giovanni Boccaccio! Razza di somari raglianti!"». Cominciavamo bene; «Oddio non è che codeste signorine dovessero essere per forza dedite al meretricio, ma pe' falla breve nun dovevano essere certo delle santarelline, visto le novelle peccaminose che s'andavano a raccontare vicendevolmente co' loro ometti, suvvia». Insomma la spiegazione su Santa Maria Novella era partita un pochino da lontano, dall'inizio del Decamerone di Giovanni Boccaccio. Prima di arrivare alla facciata dell'Alberti sicuramente in albergo ci avrebbero dati per dispersi. Ci salvò la perfida Tasso che era una grande organizzatrice e rivolgendosi a Bardi disse: «Scusa Andrea, non sarebbe meglio andare in hotel a depositare i bagagli per essere più liberi? Altrimenti questi ci stramazzano qui ai piedi di Filippino Lippi o del Giambologna».
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