Dopo il pranzo alla Buca dell'orafo ci trasferimmo in Piazza della Signoria. Bardi ci piazzò davanti alla Loggia dei Lanzi e dopo Donatello e Giambologna, si soffermò sul Perseo del Cellini. La nota scultura bronzea rappresenta, com'è noto, o almeno come avrebbe dovuto essere noto a noi studenti d'arte, Perseo con il corpo di Medusa decapitato, ai propri piedi mentre solleva, trionfante, la testa del mostro appena recisa. Bardi, naturalmente, non ce la fece passare liscia: «Chi conosceva il mito di Perseo e Andromeda?» Nessuno rispose. La Perfida Tasso, che anziché occuparsi dell'elettrolisi dell'acqua, si interessava pure del mito di Perseo, scuoteva la testa condannando pure lei la nostra ignoranza cronica in materia di "quattrocenti", "signorie" e "rinascimenti". Il professore Bardi non mollò la preda : «Lo honoscete oppure no?» . «No» rispose il Luserta che in certe situazioni si dimostrava tutto tranne che un pavido. Inevitabilmente Bardi attaccò il pistolotto mitologico- artistico: «Quando Perseo vide la bellissima e nudissima Andromeda prigioniera del mostro marino Medusa che nun l'era la figliola della prima venuta ma niente-popò-di meno che di Cassiopea, e nun sto qui a chiedervi chi l'era Cassiopea altrimenti si fa notte. Quando il povero Perseo la vide prigioniera di siffatto mostro, qual era Medusa, si avventò su di lei e zac! D'un sol botto le recise il capo, sicché mentre in un tempo che non è un tempo e che si chiama "Mito" capitavano siffatte tragedie, voi dove 'gli eravate, razza di somari impenitenti?? ». Temevo la risposta di Franz che però non venne. Bardi riprese la spiegazione: «Quella che sta dinnanzi ai vostri occhi 'gli è il più bel bronzo di Benvenuto Cellini, che più che scultore 'gli era un orafo». E Franz, che aveva già taciuto prima pose il quesito: «Parente di quello del ristorante?». Era in momenti come questi che avrei voluto non essere tanto amico di Franz. Lui non riusciva mai a controllarsi. E Bardi nemmeno: «'Gli è che voi dovreste andare al tiro a segno anziché stare qui a Firenze, e al tiro a segno non si dovrebbe portarvi dalla parte di chi spara ma dall'altra, razza di somari raglianti!». La perfida Tasso, soffocando a stento una risata, si associò alla posizione di Bardi e ci disse subito che tornati a scuola ci avrebbe pensato lei a fare un po' di giustizia sommaria. Intanto anche le Belle e maledette si erano dissociate da Franz e persino le Consapevoli del proprio ruolo lo guardavano in cagnesco. Solo il Luserta rideva, mentre le Sorelle Materassi si limitavano a sorridere, ma questa non era una novità.
Il pomeriggio si era presentato subito difficile, riuscimmo però a salvarlo grazie all'attenzione che riservammo a Bardi che passò a commentare una per una tutte le sculture del Museo del Bargello.
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