Uscimmo leggermente mummificati e vagamente somiglianti a sculture trecentesche più che a garruli studenti in gita scolastica. Era il prezzo da pagare all'arte.
Alla sera fummo depositati dalla perfida Tasso, che poi tanto perfida non si era dimostrata, nella "Vineria da Cecco" per trascorrere qualche ora senza l'assedio dei rinascimenti incombenti ad ogni angolo della città. Naturalmente la Tasso, memore dell’esperienza veneziana del Bacàro dei do Mori e tutto quello che ne seguì catechizzò l’oste (che Franz aveva già ribattezzato “Oste della malora”) perché ci servisse solo ed esclusivamente “gazzosa” o acque naturali depurative, “diuretiche e antiuriche”, come è scritto sull’etichetta.
Manuele Biancofiore mise subito mano allo strumento e ci beccammo un paio di "avvelenate", tre o quattro versioni di Satisfaction e una Bocca di rosa che finì verso le due del mattino. Ma il fatto più significativo della serata fu senza dubbio, lo stato di innamoramento in cui cadde tale Noemi Pencherle per Manuele Biancofiore detto Che Guevara. La Pencherle frequentava la classe dei nostri nemici della 3A (e questo bastava a far storcere il naso a metà della nostra classe). Ma amore fu. Era destino che durante le gite scolastiche che Manuele Biancofiore cedesse al sesso o ai sentimenti e la gita a Firenze non fece eccezione.
Il problema maggiore era di tipo logistico. La classe di Noemi Pencherle alloggiava in un altro albergo. Si prospettava quindi una gita pregna di travagli sentimentali. Da quella sera Manuele Biancofiore ebbe delle “licenze” concesse con grande magnanimità sia dalla Perfida Tasso che da Andrea Bardi, per poter raggiungere l'albergo della Pencherle. Insomma, di fronte all'amore anche il guelfo-ghibellino Bardi e la viscontea-sforzesca Manuela Tasso, dovettero cedere. Il pomeriggio successivo, addirittura, fu proprio Andrea Bardi ad accompagnare con la sua vettura, Biancofiore nell'hotel Donatello dove alloggiava la classe di Noemi Pencherle. Bardi accostò l'auto e Biancofiore detto Che Guevara con chitarra al seguito e accompagnato da Franz salì sull'auto del professor Bardi. Era una Peugeot 404, una bella vetturetta con un solo optional: era priva di sedili, poiché il Bardi la usava per trasportare tele e cornici del babbo restauratore. Manuele Biancofiore e Franz Mauer salirono sull'auto e scomparvero come inghiottiti da un orrido d'alta montagna. In realtà erano solo accucciati per terra come due tacchini.
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