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Nonostante questo capii che era meglio soprassedere e per qualche giorno me ne andai vagabondo per la mia Roma, che era la stessa di Bernini e Borromini, della Colonna Traiana della quale conoscevo nome per nome ognuno dei soldati Daci riprodotti nella cruentissima battaglia coi romani. La vacanza proseguì sulle coste campane. Nel profondo sud tra i parenti, gli zii e le zie mi sentivo un pesce fuor d'acqua. Dalle zie di Mondragone le questioni d'arte non erano proprio di casa, ma del resto non lo erano nemmeno nel quartiere operaio dove ero nato e dove avrei dovuto tornare a fare il tornitore o il meccanico. Invece quella scuola di pazzi mi aveva cambiato la vita, anzi come diceva Giorgio Monia, avevo ormai una Weltanschauung diversa. L'estate passò tra scavi pompeiani e le "bottiglie" (quelle della conserva di pomodoro), della zia Carmelina, un rito antico molto lontano dagli happening a cui ormai aspiravo. Beh, qualcosa di surreale nelle mie vacanze c'era in fondo: il kitsch della Festa di San Vitaliano, con le lampadine e i pali blu, e gli artisti della Rai Tv che cantavano sulla piazza del paese. Ormai conoscevo a memoria Opera Aperta di Eco, parlavo come il figlio di Monia, avevo una coscienza politica. Cosa ci facevo a Mondragone? Avrei dovuto essere a Parigi o a Londra ma sapevo vedere un alba in un tramonto, come avrebbe detto di lì a qualche anno un famoso musicista italiano. Infatti con la Rolleiflex che mio padre mi aveva comprato vendendo tutta la collezione di manubri di biciclette che aveva raccolto negli anni, avevo fatto un reportage sulla festa religiosa al sud. Avevo seguito le processioni e i riti, avevo frequentato le bancarelle che vendevano 'u musso (il muso del maiale), ascoltato 'u cuncertino nella piazza del paese, avevo fotografato tutto, la devozione e il fanatismo. Al mio ritorno sviluppai e stampai le fotografie nella camera oscura del liceo e consegnai tutto al mio idolo, il professor Giorgio Monia che nel frattempo si era iscritto al DAMS, quindi ora, oltre che mio docente, era uno studente come me. Arrivai al liceo con una bella sahariana verde come la sua, con un pacco di libri sotto il braccio, come lui, mi ero fatto crescere una barba rivoluzionaria. Unico neo, l'Habana; non sopportavo il fumo e non avrei nemmeno saputo dove trovare un sigaro del genere, visto che il tabaccaio del mio quartiere vendeva solo Nazionali senza filtro e Muratti per quelli che andavano nei night.

Monia gradì molto vedere le fotografie stampate su carta Ilford. Mi disse, «Bravo, finalmente qualcuno che non ha fatto le solite vacanze da tartufi». Non osavo chiedergli cosa fossero le vacanze da tartufi, per dir la verità non sapevo nemmeno bene cosa fossero i tartufi (non erano tempi di Masterchef). Guardò le foto con attenzione e già il fatto che fossero in un "rigoroso bianco/nero" , mi fece scalare vertiginosamente la sua classifica personale degli studenti. Ormai perfino Roby Paganelli detta la Rouge mi guardava dal basso in alto.


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