Prima dell'oggetto del desiderio ci tocco una visita dettagliata ai luoghi che fino a quel giorno avevamo letto solo nei libri o li avevamo sentiti nei racconti appassionati di Monia, Borsieri, Bardi o dello Scrittore Sebastiano Masselli. Erano i luoghi della "mitologia moderna", «Dove vive l'uomo là nasce il suo mito» diceva spesso Borsieri citando Carlo Marx. I miti si chiamavano Comune di Parigi, Impressionismo, Montmartre, St. Germain, Esistenzialismo,Quarantotto, Sessantotto...Era evidente che la gita scolastica richiedesse un certo impegno. Non so quanto fosse pronta la classe, di certo io lo ero e non vedevo l'ora di essere maltrattato dai miei insegnanti. Monia diceva che gli ricordavo Leopold Von Sacher Masoch.
Dopo la prima notte trascorsa nell'hotel di Rue des Ecoles, con prevedibili ed inevitabili festini ai quali parteciparono perfino le Sorelle Materassi sorprese nella camera del Luserta, dalla Perfida Tasso che sembrava un metronotte, la passeggiata del giorno dopo a Saint Germain-des-Pres fu più impegnativa di una tesi di laurea. Tra Esistenzialismo, Juliette Greco, Sartre e Simon De Beavoir, e “nausee varie” fummo strapazzati ben bene. Franz disse, «A proposito di nausee, non è che le Sorelle Materassi sono rimaste incinte?». Monia finse di non sentire; ormai si rivolgeva praticamente solo a Roby Paganelli detta la Rouge e a me.
E così piano piano arrivò il giorno del Centre Pompidou. Per noi, e per me in particolare il Beauboug era la scoperta di un nuovo mondo. Cominciò a parlarcene Borsieri, ci disse del concorso internazionale al quale parteciparono più di cento grandi architetti di tutto il mondo, ci parlò ampiamente di Renzo Piano e di Richard Rogers. Poi fecero la loro parte anche Monia e Sebastiano Masselli, lo Scrittore. Insomma, per me Beaubourg era come il Nuovo Mondo per Cristoforo Colombo, era l'oggetto del desiderio e che fosse un "oggetto" più che un architettura ce lo disse anche Libero Borsieri a chiare lettere: «Si tratta di un utensile per la cultura, un oggetto duttile, non un monolite come sono i nostri scalcinati musei». Io fui subito incuriosito dalle parole di Borsieri e da una fotografia del cantiere che ci mostrò Monia e che era stata pubblicata su «L'Espressso» nella rubrica di architettura tenuta da Bruno Zevi. La fotografia mostrava quello che sarebbe diventato il Plateau Beauborug, la piazza antistante il Centre, completamente coperta di materiali da costruzione, gru, ruspe, insomma un cantiere, ma il bello era che non si trattava affatto di un cantiere come tutti gli altri, più che un cantiere assomigliava ad un luna park: giganteschi tubi colorati, putrelle bianche, vetrate, niente cemento, insomma un cantiere davvero anomalo.