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Anche nei rapporti coi colleghi si teneva a debita distanza ma era molto divertito dagli accadimenti di quel liceo pieno di pazzi. In particolare nutriva una simpatia per Paolo Belletti detto il Maestro. Lo considerava un personaggio felliniano e lui fu lo sceneggiatore di molte partacce del Maestro sia nei consigli di classe che nei collegi dei docenti. Franz diceva che più che lo sceneggiatore era un mandante. Era rimasto memorabile l'intervento del Maestro Belletti in un collegio dei docenti quando su sollecitazione di Masselli, il Maestro Belletti disse che era particolarmente importante «Curare oltre che il comportamento anche la scolastica». Naturalmente la "scolastica" era in realtà la "didattica" ma pare che Sebastiano Masselli poco prima avesse parlato al Belletti proprio della filosofia cristiana medioevale e del suo rapporto con la ragione, della "scolastica" appunto. Il Maestro Belletti era in soggezione psicologica davanti a Masselli tanto che quando nelle tasche dello Scrittore spuntava il “Corriere della Sera”, anche nella borsa del Maestro c'era il “Corriere della Sera”, quando Masselli passò a ”L’Unità”, anche Belletti squadernò sulla cattedra “L'Unità”. Insomma eravamo ad un passo dal plagio psicologico. Del resto Sebastiano Masselli aveva carisma da vendere. Io fui tra i primi della classe, anzi il primo (e l'unico), a leggere i suoi romanzi sperimentali che si rifacevano al Nouveau Roman a Alain Robbe-Grillet, a Philppe Sollers e ad alcuni altri. Quando lessi il suo primo libro caddi in una crisi di identità. Mi rifiutavo di credere che fosse Sebastiano Masselli a scrivere delle scempiaggini, ero certamente io ad essere un poveraccio; del resto erano passati solo quattro anni da quando indossavo i pantaloni Facis e poco più da quando andavo a tirare i sassi alle pantegane nel mio quartiere. Come avrei fatto ora a capire cose più grandi di me? Come potevo pensare di leggere un libro scritto da un mio insegnante che era amico di Edoardo Sanguineti, di Alberto Arbasino, di Umberto Eco? Era come guardare l'album di figurine dei calciatori: si apre la bustina, si appiccicano le figurine sull'album, ma in fondo non si credeva che esistessero davvero. Invece esistevano e nell'album di figurine della letteratura italiana, di là a qualche anno ci sarebbe entrato anche lui, Sebastiano Masselli, il nostro membro interno. Incredibile. La mia personale preparazione proseguiva. Studiavo sul balcone al terzo piano di casa mia. Era un luogo ideale per lo studio. Davanti a me si stendeva un tappeto di fabbriche (alcune abbandonate) e un intreccio fitto di binari della stazione di smistamento del cosiddetto “Parchetto”.

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