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Questi erano argomenti ai quali il Maetsro si dimostrò più sensibile e affidati tutti gli altri studenti a Brugliano, Borsieri e Monia, i due misero insieme una task-force formata dalla Tasso medesima, dal Maestro e da Luciano Gabardelli detto Sidol, col compito di rivoltare il metrò di Parigi da capo a fondo. Sidol, molto preoccupato chiese se avessero dovuto percorrere tutti i 1.256 chilometri dei passaggi sottorranei (era molto preparato avendo letto tutte le guide di Parigi in commercio), ma la Tasso lo stroncò come fosse l’ultimo degli imbecilli: «Sei rincoglionito? Andremo all’ufficio della sicurezza della RATP». La Tasso era una “parigina incallita” e per quei pochi che non lo sapessero, vale la pena ricordare che la RATP era la società che gestiva il metro di Parigi. Tornata sui propri passi risalendo stazione dopo stazione, arrivati alla stazione Franklin Delano Roosvelt, come d’incanto, una voce diramata dall’impianto di amplificazione su tutte le linee del metrò, li rasserenò: «Sono Noemi Pencherle, questo messaggio è per i miei professori: mi sono persa, venite a prendermi al capolinea della linea nove a Marie de Monteruil».

Gabardelli e Belletti sembravano inebetiti, come se avessero sentito una voce provenire dall’alto dei cieli anziché dalle viscere della terra. «Adesso cosa facciamo?» chiese il Maestro, «Andiamo a prenderla», disse la Tasso che furibonda aggiunse, «Anzi, io vado a prenderla, altrimenti mi tocca curare anche voi che non mi sembrate molto presenti a voi stessi!». E così, la Tasso riportò indietro sana e salva Noemi Pencherle che, se non fu passata per le armi dalla Tasso, poco ci mancò. Ad attenderla Manuele Biancofiore detto Che Guevara che pensava di aver perduto per sempre la sua amata. Monia non perse l’occasione di una citazione colta e rivolta alla Perfida Tasso disse: «Manuela la tua conoscenza del metro è pari solo a quella di Zazie», alludendo a Zazie dans le metro di Raymond Queneau. Per lui il mondo reale era solo un pretesto per fare arte e letteratura. L’ultimo giorno della nostra permanenza a Parigi la Perfida Tasso, mossa da compassione per le torture didattico-artistiche a cui eravamo stati sottoposti in quei quattro intensissimi giorni, approfittò per proporci qualcosa che assomigliava molto da vicino ad una meta turistica: la Tour Eiffel. Che male c’era poi? Eravamo a Parigi, avevamo adempiuto a tutti i possibili doveri didattico-museali, potevamo pur concederci un itinerario di pura evasione... Non era così semplice. Tra noi e Manuela Tasso si frappose ancora Monia che ci mise di fronte ad un amletico dubbio: se fosse stato meglio andare come dei babbei a vedere la Dame de fer, come la chiamavano i parigini (e lui), oppure dedicarci ad un itinerario verso l’ignoto, quello dentro le Egoutes de Paris? Cos’erano le Egoutes de Paris? 

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