Tutti davano segno di aver compreso, qualcuno di più qualcuno di meno. «Ci sono domande?» Chiese Monia. Sì c'erano domande (purtroppo). Luigi Mondini detto Luserta con tono da studente curioso chiese: «E questo cos'è professore?». Monia seguì la traettoria dei dito indice del Luserta che andava a finire dritta dritta su un estintore del Centro Pompidou. Monia alzò, implorante gli occhi al cielo, lui che era un ateo feroce e disse: «Quello è un estintore bestia!». A questo punto era evidente che fosse necessaria un supplemento di istruttoria: «Mondini, ti prego, dimmi per quale motivo tu hai voluto intraprendere studi d'arte». Il Luserta capì l'antifona e disse: «Perché volevo approfondire la Pop Art». Borsieri soffiò nella pipa come la Locomotiva di Francesco Guccini e incominciò ad urlare come un pazzo: «Mondini, porca puttana, tu sei un provocatore, sei l'esempio di decontestualizzazione del cervello, credi di essere Ubu Roi, invece sei un povero fesso!». Fu Franz che mimando l'apertura di un coltello a serramanico convinse il Luserta a soprassedere alla seconda domanda che indubbiamente sarebbe stata: «Chi è Ubu Roi?" e in qual caso ci saremmo dovuti suicidare in massa come i lemming.
Il lungo percorso attraverso il Beaubourg fece comunque molte vittime. Monia, Borsieri e la perfida Tasso uscirono con un'opinione sulla classe molto diversa da quella che avevano all'ingresso. In particolare fu dimezzata la stima verso le Consapevoli del proprio ruolo, ridotta di un terzo quella delle Belle e maledette, quella verso le Sorelle Materassi era già, comunque molto bassa. Ne uscì invece rafforzata quella verso Franz per la sua capacità di sintesi, mentre io fui il vero vincitore della battaglia. Parigi ci avrebbe riservato ancora tante sorprese, ma il Beaubourg fu il banco di prova della nostra maturità e non solo in senso anagrafico, visto che da lì a qualche mese avremmo sostenuto l'esame di Stato.
Il giorno seguente, dopo essere stati al Jeu de Paume, non mancammo l'Orangerie. Monia (anche se considerava Monet un pittore da scatola di cioccolatini), non si risparmiò nelle spiegazioni. In quegli anni era prassi che all'Orangerie si piangesse. Ognuno aveva i suoi motivi per farlo: la Belle e maledette per la struggente bellezza delle Ninfee, le Consapevoli per la mancanza di critica sociale in Monet, le Sorelle Materassi per via della cecità che colpì Monet nella sua vecchiaia, la perfida Tasso perché le dava fastidio la luce.
Alla sera la nostra classe si riunì, con i rispettivi accompagnatori, alla 4^A. Cenammo tutti insieme a Le pied de cochon, un locale de Les Halles aperto tutta la notte. Il professor Belletti, detto il
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