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Monia fu gentile e mi disse che potevo accompagnarlo fino a casa sua, di modo che mi potesse fornire alcuni testi che sicuramente sarebbero potuti servire a chiarirmi le idee, che a suo dire erano sempre troppo confuse. Lui abitava in una casa nobiliare del centro storico nei pressi della scuola. Ma la città di provincia gli stava stretta e da lì a qualche mese si sarebbe trasferito a Milano. Mi fece accomodare nella biblioteca. In vita mia non ero mai stato in una casa con la biblioteca ed ero stato poche volte anche nella biblioteca della mia città. La grande sala era completamente ricoperta di libri, stavo per svenire quando Monia mi disse «Sei pallido, non stai bene?» Non stavo bene, effettivamente. Franz diceva che la cosa che apprezzava maggiormente dei nostri insegnanti era il fatto che riuscivano a far sentire chiunque una merdaccia. Era il suo modo di amare il liceo. Effettivamente mi sentivo più o meno come aveva detto Franz, ma Monia mi mise subito a mio agio e mi disse, «Guardati pure in giro, non temere, i libri sono fatti per essere sfogliati e le poltrone per sedervici sopra, certo, sarebbe meglio sapere dove ci si siede; quindi dimmi chi ha progettato quella poltrona…» E mi indicò le due poltrone accanto al divano. «Professore», dissi «Ma per chi mi prende? Sono di Marcel Breuer». Con quella risposta metà della tesina era fatta. «Bravo, ero sicuro che tu mi avresti dato qualche bella soddisfazione». Mi feci dare qualche consiglio, anzi per essere precisi, Monia mi diede delle disposizioni: «Dovrai fare una ricerca su un movimento delle avanguardie storiche, questo mi sembra evidente». A Monia sembravano sempre evidenti cose che cominciavano a diventare evidenti anche a me e non sapevo se essere contento o preoccuparmi. Avevo deciso di essere contento. «Naturalmente io preferirei di gran lunga che tu parlassi di qualche artista contemporaneo di genio; pensavo ad Ugo La Pietra o magari ad un designer, magari il tuo concittadino Enzo Mari, però vedi tu, non voglio forzarti». Era la prima volta che Giorgio Monia era così gentile. Si accese il sigaro e mi consigliò di non pensarci troppo. Non ci pensai troppo e dissi, «Avevo pensato a Dada». Aspettavo il solito malcelato disprezzo per la mia scelta ma ormai avevo passato la barricata, Monia mi disse, «Sì, faremo una ricerca sul Dadaismo». Aveva detto faremo. Cioè, io ed il leggendario professor Giorgio Monia, uno che frequentava il DAMS come studente e dava esami con Umberto Eco, anche se allora lo conoscevano in pochi, avrebbe aiutato me a reperire materiali sul Dadaismo! Ero felice come una Pasqua ed era giusto che lo fossi poiché appena visti i "materiali" cominciai ad essere vagamente preoccupato. 

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