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Maestro, tenne banco con le sue storie ai confini della realtà. Quella sera, in particolare, raccontò di aver vissuto sette anni a Parigi e conseguentemente di padroneggiare perfettamente la lingua. francese. Termini come Louvre, Tour Eiffel, Moulin Rouge, per lui non avevano segreti, disse. Monia era disgustato, Borsieri la prendeva più con filosofia, mentre la persona davvero annientata dal soggiorno parigino in compagnia del Maestro era Giuliano Gabardelli detto Sidol. Lui il Maestro non lo aveva mai sopportato, fin dai tempi in cui si faceva aspettare alle cene tra colleghi perché era giunto in quel momento da Nuova York dove era stato per un expertise. Belletti non taceva mai: «Babbo mio aveva una casa qui a Parigi, faceva lo scultore a Montparnasse e aveva molte donne che lavoravano per lui». Franz chiese: «Troie?». Il Maestro rispose: «Modelle!».

Al momento di saldare il conto, Belletti disse che a causa di un improvviso rovescio finanziario era sprovvisto di denaro contante, e così la perfida Tasso, che era una vera signora, fu costretta ad offrire la cena al Maestro, poiché gli altri colleghi avrebbero voluto chiamare la Gendarmerie Anche il rientro all’hotel di Rue des Ecoles fu burrascoso. Manuele Biancofiore e Noemi Pencherle della classe nemica, la 4^A, coltivavano ancora il loro bel sogno d’amore e lo coltivavano un po’ troppo visto che una volta infilatisi nel labirintico metro parigino, la Pencherle si fermò in un passaggio per scrivere sulle lucide piastrelle bianche della metropolitana parigina “Lele sei tutto il mio mondo”. Lele sarà stato anche tutto il suo mondo, peccato che in quel mondo non fosse anche compresa la fermata del metro di Nation dove il resto della classe con alla guida l’indomita Manuela Tasso cambiava linea lasciando che la Pencherle si perdesse nel suo mondo d’amore. Appena saliti sulla vettura la Tasso, che era solita contare gli studenti uno ad uno con la sola forza del pensiero, si accorse della “perdita”. Certo non era una perdita così irreparabile, come puntualizzò Franz, ma era pur sempre una perdita. La Tasso, anche se la Pencherle non era della classe a lei affidata, pur essendo un’isterica, aveva un gran senso del dovere e cominciò a urlare come una sirena lanciando l’allarme; anziché “uomo in mare”, con molta più prosaicità chiese: «Qualcuno ha visto quella beota?!». Paolo Faustino Belletti detto il Maestro con la solita flemmatica solennità e con grande acume disse: «Evidentemente si è persa», ma detto ciò non si dimostrò molto preoccupato. La Tasso però perfidamente gli rammentò che se la povera infelice fosse finita sotto un treno, lui sarebbe finito in gattabuia. 

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