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Era il luogo della magia dell'arte contemporanea, il luogo dove tutto diventava facile ed importante. Così lontano dall'idea stessa di museo. Lo si capiva standoci dentro ma anche girandoci attorno. Intorno al Beaubourg la festa continuava: giocolieri, mimi, musicisti. Il plateau davanti al museo era il più incredibile palcoscenico all'aperto che si potesse immaginare. Ero sbalordito. Non occorreva girare il mondo bastava sedersi qui sulla piazza inclinata e il mondo sarebbe passato davanti a noi.

La visita non fu completamente indolore, arrivati davanti al pisciatoio di Marcel Duchamp, Monia non si fece sfuggire l'occasione: «Une pissotière, il y a très peu de gens qui trouvent cela merveilleux. Car le danger, c'est la délectation artistique. Mais on peut faire avaler n'importe quoi aux gens, c'est ce qui est arrivé.». Tutti tacquero. Adesso il rischio era il limbo del disprezzo in cui saremmo potuti cadere nei confronti dei nostri docenti, per dirla con Franz, «di fare la solita figura di merda». Ma inaspettatamente fu proprio la perfidissima Manuela Tasso ad intervenire dicendo a Monia: «Scusa Giorgio ma sai che loro non hanno studiato il francese...». Consapevoli, Belle, Materassi, tutti guardarono Manuela Tasso, detta la Perfida Tasso come Marie Bernarde Soubirot, detta Bernadette guardò la Madonna. Ci aveva salvato dal sommo disprezzo supremo di Monia che si accontentò di dire con un tono di sufficienza al massimo grado che, anche i reietti della società conoscevano quella citazione. La spiegazione sul pisciatoio-fontana di Marcel Duchamp proseguì senza ulteriori spargimenti di sangue.

Monia ci condusse al piano sottostante quello del Museo d'arte moderna, dove erano esposti pezzi dalla Pop Art fino ad arrivare ai giorni nostri. Tutto filò liscio, fino a Claes Oldemburg. Qui tra spazzolini da denti fuori misura e cucchiaini da caffé giganteschi, Monia cercava di essere addirittura divulgativo. «Non guardate con quelle facce da ebeti, la Pop Art è sicuramente alla vostra portata». «Perfino alla vostra portata», aggiunse. "Che operazione compie Oldemburg? Ma è molto semplice, Oldemburg opera una decontestualizzazione dell'oggetto, cambia la scala, le dimensioni e lo porta qui, in una sala espositiva. Spostare un oggetto come un tubetto di dentifricio, cambiarne le dimensioni, farlo diventare un oggetto monumentale, fa sì che l'oggetto stesso cambi status, da oggetto di uso quotidiano, diviene oggetto d'arte. In fondo è la stessa operazione che fa Andy Warhol con il detersivo Brillo o con la zuppa Campbell, la stessa cosa o quasi del ready-made dadaista per intenderci. Cosa ci fa un tubetto di dentifricio al Centre Pompidou? Se guardate questa sala noterete che è piena di oggetti comuni decontestualizzati ed è questo, semplicemente questo, a fare degli oggetti opere d'arte». 

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