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Dopo ave riflettuto qualche secondo dissi: «Professor Masselli, in questi anni di studio ho maturato l’idea che il Dadaismo sia stato il movimento di avanguardia che ha messo la parola fine al concetto stesso di arte. E’ stato molto di più di un semplice movimento artistico, è stato un movimento letterario, culturale, in senso lato, ma soprattutto una visione del mondo». Masselli non era una persona da farsi incantare da qualche frase fatta ed era anche spietato e bonariamente cinico: «Visione del mondo? Anche Lei ha una visione del mondo?». Masselli si stava facendo incalzante ed io non me la sentii di mentire: «No, io non ce l’ho una visione del mondo. Io professore sono un orecchiante dell’arte. Ho ascoltato bene per quattro anni tutto quello che mi dicevate, ma se devo essere sincero non mi sono fatto nessuna visone del mondo. Sa, professore a casa mia di queste cose non si parla, noi abbiamo altri problemi che non le visioni del mondo. Però queste cose mi incuriosiscono, non le ho mai conosciute, per i miei genitori sono perdite di tempo, un po’ come la letteratura..». Avevo rischiato qualcosa ma mi andò bene, Masselli mi fissò e subito dopo sorrise ironico, come sempre: «Ha ragione, le visioni del mondo sono per quelli con la pancia piena. Prima di consegnare il suo lavoro, me lo faccia leggere». La tesina era quasi finita. Spaziava in un lasso di tempo piuttosto vasto che andava dalla Germania guglielmina fino all’inizio degli anni Venti. Battevo come un forsennato sui tasti della mia Antares Parva che più che una macchina da scrivere sembrava un tritacarne; spesso dovevo disincagliare i martelletti che si incastravano nel nastro mezzo nero e mezzo rosso tutto sfilacciato e ormai quasi secco. Chi oggi fa sputare fuori da una stampante laser decine e decine di fogli senza produrre alcun rumore non sa cosa si è perso. Uno dei punti sui quali avevo dato il meglio di me stesso era sicuramente la parte che riguardava il concetto di dadaismo. Ero riuscito a scrivere molto approfonditamente della vera anima del dadaismo: l’ironia. Era proprio la qualità che Masselli apprezzava di più. Oltre che sugli artisti, sulle opere e sulle influenze che ebbero sui movimenti artistici successivi dal Surrealismo fino alla Pop Art. Accennai anche alla musica e in particolare ad un musicista molto apprezzato dai dadaisti, Erik Satie. Insomma Masselli non rimase indifferente, tanto che dopo aver letto il mio scritto mi disse: «Lei dovrebbe scrivere. Ma solo per far ridere». Non sapevo se essere contento o disperato. Masselli era di natura sarcastico, un po’ come Franz ed io mi stavo prendendo troppo sul serio.

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