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Aveva fatto anche lei l'abbonamento al Cineforum che si teneva nella Casa del Popolo, quelli con il dibattito che cominciava subito dopo il film, verso mezzanotte. Altri tempi. Il Dadaismo era, tra tutti i movimenti artistici quello che mi aveva maggiormente colpito. Il merito era indubbiamente del professor Monia che in una delle sue lezioni ci aveva raccontato di Johannes Baader, uno dei più rappresentativi e particolari autori del movimento. Ci disse che Baader si definiva ober-dada, personaggio molto strambo che scriveva lettere al Kaiser e a Gesù Cristo, e che durante la Prima Guerra Mondiale, quella che aveva fatto anche mio nonno Giovanni, era stato dichiarato infermo di mente a causa di una sindrome maniaco-depressiva che, paradossalmente, gli permise di scherzare con i fanti ma anche con i santi. Fu l'autore di numerose messe in scena sacrileghe e fondò una finta azienda la Christus Gmbh nel cui consiglio di amministrazione furono nominati anarchici, pacifisti e disertori, più che un artista, un provocatore. Monia conosceva a fondo l'argomento e quando ci chiese se avessimo mai sentito nominare Johannes Baader, Luigi Mondini, detto il Luserta, per una volta tanto disse «Sì certo, quello della banda». Naturalmente il Luserta aveva equivocato ed intendeva riferirsi ad Andreas Baader compagno di lotta di Ulrike Meinhof e Gudrun Ensslin formavano il gruppo terrorista Baader-Meinhof. Sentendo quella risposta la parte più politicizzata delle Consapevoli si mise a scandire lo slogan: «Germania, Germania, hai fallito, il Gruppo Baader-Meinhof non-è-fi-ni-to!» con tanto di pugni alzati. Monia era allucinato. Guardò me e disse: «Ho creato dei mostri, dimmi che non è vero». Infatti glielo dissi: «Professore, Lei si riferiva, naturalmente a Johannes Baader, Lugi Mondini e le "compagne" hanno evidentemente equivocato». Monia sembrava rasserenato. Anche Franz venne in soccorso del povero Monia e stigmatizzando l'accaduto e rivolto a Luserta e alle Consapevoli, aggiunse: «Avete cagato il cazzo», che era una formula forse un po' spicciativa per dire che la misura era colma. Fu così che anche, in ricordo di quello spiacevole episodio, Johannes Baader ebbe un posto di rilievo nella mia tesina. Anche Sebastiano Masselli detto lo Scrittore si interessò alla mia tesina, ma lui era uno scettico di natura e quando mi interpellò non poté che avanzare più di qualche dubbio: «Mi tolga una curiosità», lo Scrittore usava con tutti gli studente la forma di cortesia ed era una persona che non dava eccessiva confidenza, «Lei cosa ne sa del Dadaismo?». Io meditai una risposta intelligente cercando di non fare uscire dalla mia bocca una risposta “alla Franz” che sarebbe stata controproducente. 

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