L’interrogativo non era solo di Luigi Mondini detto il Luserta, era una domanda che ci ponevamo tutti. «Ma che razza di asini siete, nessuno di voi ha confidenza con Le Miserables di Hugo, e questo non mi stupisce affatto visto che quattro anni fa vi ho strappati all’analfabetismo artistico e culturale in cui giacevate beatamente, ma che nemmeno vi interessiate alla cultura underground di Parigi, questo sì mi sorprende e mi sorprende non poco. Cosa fanno i vostri coetanei parigini più esteticamente smaliziati il sabato sera?». Qualcuno azzardò risposte ampiamente prevedibili. Monia ci fissava come fossimo degli irrecuperabili idioti. «E’ molto semplice disse...». Va detto che per Monia tutto era molto semplice, lampante, evidente, lapalissiano quando si trattava di questioni artistiche e culturali, era molto meno semplice per noi e per circa il novanta per cento di tutte le persone “normali”. «I giovani parigini della vostra età al sabato sera si calano in qualche tombino del Boulevard St. Michel e raggiungono il ventre di Parigi! Che diamine, lo sanno tutti! Sono i Cataphiles, esplorano le catacombe e le fogne di Parigi. La Parigi sotterranea è un universo a sé stante, è laggiù che si consumano i nuovi riti della vertigine moderna: graffiti, readings, concerti. Le nuove caves dei nuovi esistenzialisti parigini non sono quelle che fanno vedere ai turisti, ma sono les Egoutes de Paris. Come sempre Monia ci aveva spiazzati, ora si imponeva la scelta: «Forza scegliete se seguire le tracce di Jean Valejan e dei Cataphiles o la prevedibile banalità della Torre Eiffel». All’unanimità fu scelta la prevedibile banalità. La “perfida” Tasso aveva avuto la meglio. Solo io tentai una difesa dei Cataphile e di Jean Valejan, Monia mi guardò e mi disse: «Vai pure con i tuoi compagni. Seguili, in fondo è giusto così, la mediocrità ha spesso la meglio su tutto, le chincaglierie kitsch e il kitsch è la parola d’ordine del profitto sulla cultura come diceva Adorno. Vai pure, io andrò nel Marais e affogherò la mia delusione in un frugale bistrot davanti ad un calvados». Faceva la vittima, insomma.
E Tour Eiffel fu. La perfida Tasso si lasciò andare ad una confidenza inaspettata: «Certo che Monia è un bel tipo, in una gita a Roma propose come alternativa al Colosseo il museo dei feti in formalina, ‘tanto al Colosseo ci vanno solo gli sposi in viaggio di nozze’, mah...». La “Perfida” Tasso guadagnò cento punti nella considerazione della classe. Arrivammo ai piedi della Tour Eiffel mentre stava facendo buio. Alla biglietteria Manuela Tasso raccolse il denaro per fare i biglietti e arrivata dinnanzi alla cassiera che parlava in inglese, si vide rifiutare il biglietto collettivo poiché a suo dire aveva troppe monetine. Solo che la poveretta non sapeva chi aveva di fronte.
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