Uscimmo dal metrò e restammo a bocca aperta. Tutti. E stranamente oltre che a restare a bocca aperta restammo anche in silenzio. E non succedeva quasi mai. Era lì sopra di noi. Colossale e leggero. Un giocattolone colorato piantato nel cuore di Parigi. Noi restammo bloccati con lo sguardo verso l'alto, incantati da quei tubi blu, verdi, rossi che si stagliavano contro il cielo "bouleversé dalla primavera parigina.
Borsieri, Monia e la Tasso sgambettavano veloci verso l'ingresso e Borsieri ci urlò: "Forza pelandroni, venite a vederlo davanti, questo è il retro!" Anche la perfida Tasso disse la sua: «Cominciamo a ciucciare il pomo dell'ombrello?! Avanti Raus! Camminare!». Arrivammo davanti al Centre National d'Art et Culture George Pompidou. Altro che pizzicotti, qui ci voleva una secchiata d'acqua gelata sulla testa. Le scale mobili appese nel vuoto col fondo rosso, appese su quelle lastre di vetro, sostenute da quelle putrelle bianche con l'asola. Se Timothy Leary lo avesse visto avrebbe fatto a meno anche dell'LSD.
Se per me quella fu una visione per gli altri non fu molto meno. Le Consapevoli e le Belle erano per una volta accomunate dal silenzio e dalla meraviglia. Le Sorelle Materassi spensero il sorriso e spalancarono la bocca. Luigi Mondini detto Luserta disse «Bestiale!». Franz chiese se avessimo fatto anche il biglietto di ritorno. Insomma il Beaubourg ci annientò tanto era bello, sconvolgente, nuovo, colorato.
Borsieri ci radunò davanti ad uno degli "sfiatatoi" bianchi alti come una villetta di due piani e incominciò la spiegazione. Ma il clima era diverso, tutti erano attenti, felici come dei bambini e allegri. Beaubourg insegnava principalmente questo: che l'arte era divertimento. La spiegazione di Borsieri non fu lunga o almeno non ci sembrò tale. Corremmo verso l'imbocco delle scale mobili, fu come salire su un otto volante, salivamo appesi nel vuoto in quel luogo che se è suggestivo oggi, era assolutamente inimmaginabile nel 1977. Sotto di noi lasciavamo i tetti, gli abbaini, i comignoli e quella strana piazza in discesa (come Piazza del Campo a Siena, ci aveva fatto notare Borsieri, una piazza fatta per mostrare ed essere mostrati). Mano a mano che si saliva i tetti grigio-argento lasciavano il posto ai grandi monumenti di Parigi. Ecco le torri di Notre Dame, la sagoma della Tour Eiffel, la massa di pietra grigia dell'Opera, la sommità dell'Arc du Triomphe, e là in fondo la collina di Montamartre con la massa di panna montata del Sacre Coeur...le nuvole che si rincorrono, il cielo degli Impressionisti!
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