Naturalmente dovevo fare i conti anche con le altre materie e lì non erano tutte rose e fiori. La professoressa Milva Pino di matematica, sul quel finire d’anno scolastico si stava cimentando nel tiro al piccione soprattutto con i maschietti che per i quattro anni avevano un po’ vissuto di rendita. Ma avevamo un asso nella manica da giocare, proprio in quel mese di maggio infatti Milva Pino si doveva sposare. La notizia ce la diedero in gran segreto le Sorelle Materassi che avrebbero desiderato ardentemente andare a reggere lo strascico di quella quella befana di Milva Pino, il problema era che la professoressa Pino aveva optato per il rito civile essendo il futuro marito un manager che pensava solo a far soldi e badava poco alla volontà di Dio. La cosa gettò nello sconforto le Sorelle Materassi alle quali sarebbe piaciuto molto reggere strascichi, veli, velette o portare bouquet, ma si sa che nella vita non sempre tutto va come si vorrebbe. Così le Materassi “scornacchiate” sembrava provassero un filo di soddisfazione nel rivelare quella verità inconfessabile. Alla notizia del matrimonio della Pino le Belle e maledette decisero di far pervenire alla Pino una loro composizione artistica. Si trattava di un “Trionfo” di fiori alpestri, in considerazione che la terra d’origine della professoressa Milva Pino era la Valtellina, montati attorno ad doppiere cioè un candeliere con due bracci che si ergeva da un tappeto di radici muschiate di tuia. Insomma, una “bella cagata” come aveva detto Franz. Le Consapevoli del proprio ruolo donarono una copia del famigerato L'origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato di Friedrich Engels per dimostrare che anche il matrimonio della Pino non fosse altro che una affermazione dello status quo. Franz disse «mancano anche Qui e Qua». Le Materassi con i rispettivi genitori andarono per liste nozze e finirono col regalare alla professoressa Pino un servizio da tè composto da 36 tazze corredati da piattini, teiera, zuccheriera in porcellana di Limoges che Franz diceva aver visto al tiro a segno, ma non come premio, bensì come bersaglio. Anche noi maschietti avremmo dovuto pensare ad omaggiare Milva Pino. Pensammo al tradizionale mazzo di fiori. Tutto sembrava indirizzarsi per il meglio visto che la Pino si sarebbe sposata in municipio proprio dopo l’ultima lezione che avrebbe tenuto nella nostra classe. I fiori sarebbero serviti anche ad addolcire la Pino che subito dopo avrebbe elaborato proprio i nostri giudizi di ammissione alla maturità. Accadde che la cerimonia civile fu anticipata di qualche ora e la professoressa Pino entrò in classe già bella che maritata.
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