Ma dunque tutto questo esisteva! Le pagine dell'Argan ci raccontavano di un mondo che adesso era ai nostri piedi! Una città che era per me come il mare per Melville! «Adesso possiamo anche morire...» dissi. Franz precisò, «Parla per te, stronzo».
Monia ci guidò nel Musée d'Art Moderne et Contemporaine. E qui la questione si sarebbe fatta davvero impegnativa, per dirla con Franz «Erano cazzi...». La prima incantevole sala era quella dedicata a Henry Matisse, del quale, soprattutto Andrea Bardi, si professava grande amatore. Ma prima di accostarci anche ad un solo quadro, Monia pretendeva che qualcuno introducesse gli argomenti. Monia con una certa dose di scetticismo chiese: «Chi se la sente di dire due parole sul significato e sul senso dell'arte contemporanea?». Ormai era maturo il tempo per caricarsi sulle spalle la classe. O adesso o mai più; dovevo diventare un divulgatore. «Come ricorda De Micheli nel suo più importante testo, l’arte moderna non nasce per via evolutiva dei valori ottocenteschi. Qui si opera una rottura che farà sì che nulla potrà mai più essere come prima, l'idea stessa di arte è messa in gioco. Inutile cercare il mimetismo, la copia, il parametro della bellezza cambia, ed é cambiato, qualora non ve ne foste accorti dal 1839, da quando la fotografia ha reso inutile, vano, obsoleto, il tentativo di copiare il reale. Queste opere non sono l'imitazione di un reale fuori di esse, sono esse stesse il reale, non rimandano necessariamente ad un modello ancestrale che esiste nella cosiddetta 'realtà'. Matisse non copia alcunché, le modelle, i fiori, gli oggetti non sono che un pretesto per innescare la miccia della creatività, non cercate di vedere 'altri' fiori oltre quelli da lui dipinti, non ci sono!». Ero ormai infervorato e Matisse sembrava mio papà. «Ma anche quando vedremo i papier collé conservati in questa collezione, non stupitevi e non stupiamoci se non assomigliano a nulla. Non assomigliano a nulla perché assomigliano al Tutto. Picasso inventa un nuovo modo di guardare al mondo, il modo della contemporaneità. L'oggetto è visto da tutti i lati contemporaneamente come in una visone simultanea, che è la stessa visione del cinema, del movimento, della modernità...». Monia dovette fermarmi. I miei compagni mi guardavano allibiti. Franz voleva che mi facessi vedere da qualcuno.
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