Libero Borsieri lo avrebbe fatto ma avrebbe voluto che l'esame lo facessero solo le Consapevoli e la Cristina Bentivegna detta Limousine, forse per via del papà architetto. Giuliano Gabardelli detto Sidol, docente di ornato e figura modellata era troppo timido. Tra i docenti di materie culturali, la Perfida Tasso non avrebbe potuto per via della carica di Preside facente funzione (si diceva così), e poi sarebbe stato come andare al patibolo con già la corda al collo. Il cerchio si stringeva; la professoressa di matematica, Milva Pino, avrebbe anche potuto, ma doveva andare a Salsomaggiore a passare le acque per via della sinusite, Maria Teresa Durante di storia dell'arte era in preda a dubbi amletici, ma lo eravamo anche noi poiché la Durante portava in palmo di mano solo le ragazze, o meglio solo alcune di esse: le Sorelle Materassi, anche per via del fatto che in inverno indossavano una pelliccia di marmotta che era parente alla lontana di quella della professoressa. Ne mancava uno: Sebastiano Masselli, lo Scrittore. Lui era, per così dire equidistante, disprezzava tutti allo stesso modo. Un giorno ci chiese se avessimo già avuto notizia circa il nostro membro interno. Franz a bruciapelo disse: «Sì, lei professore». La classe piombò in un silenzio carico di attesa. Masselli sorrise sornione e molto diplomaticamente disse: «No, siete troppo ignoranti». Fu a quel punto che mi scappò un colpo da maestro: «Lei professore non ama le sfide. Lei predica bene ma razzola male. Ha un bel dire della lotta di classe, di Gramsci, della Resistenza, della scuola di Barbiana, se poi al momento di dimostrare un po' di coraggio preferisce la fuga. Lei non ama le sfide!», ribadii con veemenza. Infatti lui disse: «È vero non amo le sfide, soprattutto quelle che so di perdere». Ma io lo incalzai: «Eh no professor Masselli, non può addurre questa giustificazione. La sfida è tale solo quando non la si è vinta in partenza! Sarebbe una contraddizione in termini. La sua rinuncia è un po' come la teoria di Henri Laborit, l'elogio della fuga!». Franz disse: «No, è l'elogio della figa, al professor Masselli piacciono solo le nostre compagne». Fu qui che Masselli, sorridendo sotto i baffi e guardando Franz con bonaria sopportazione disse: "Va bene Mauer, Le dimostrerò che riuscirò a cavar sangue da una rapa, accetto». E così portammo Sebastiano Masselli, lo Scrittore sulla diligenza impazzita verso la frontiera della Maturità. Ma chi era davvero Sebastiano Masselli? Lui era ligure ed era stato trapiantato nostra pianura poco dopo la guerra. Masselli era davvero uno scrittore. Aveva esordito nel Gruppo 63, come ho già accennato. Aveva scritto romanzi per noi illeggibili. Era letteratura sperimentale, come ci spiegò Monia; forse sperimentava l'ignoranza altrui o come diceva Franz, ci prendeva tutti per il culo. Che l'ironia e l'autoironia fossero le sue armi più appuntite era evidente.
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