Pagina 86

Erano le chiavi di Santa Croce. Ricordo che quando l'Angelica mi diede la prima volta le chiavi di casa mi disse: «Se le perdi ti spacco la testa». Io le riposi nei pantaloni Facis e per paura di perderle tenevo sempre le mani in tasca tanto che i miei amici dicevano che ero un maniaco. Insomma le chiavi sono sempre stati oggetti importanti: San Pietro aveva le chiavi, la volta ha la sua "chiave", c'è la chiave di lettura, la chiave di violino; chi ha le chiavi detiene un potere e Bardi aveva in tasca le chiavi di una delle più importanti chiese di Firenze, Santa Croce. La cosa si stava facendo interessante, anche Franz disse "Cazzo" che significava che la cosa era importante. Bardi stranamente non aggiunse nulla, si limitò ad aprire il portone gigantesco.

Entrammo nella chiesa e ci accorgemmo della presenza di una troupe televisiva della Rai-tv (allora la televisione si chiamava così). Ci dirigemmo verso il centro della navata centrale nel cui mezzo erano posizionati dei cavalletti. Bardi ci bloccò davanti ad un enorme telo di cellophane. Chiese alle Sorelle Materassi di aiutarlo a scostare il telo. Prima di spostarlo ci guardò intensamente e disse, «Ecco il lavoretto che ha fatto il 'mi babbo...». Da sotto il telo comparve la Crocefissione di Cimabue! Per una volta la 3B restò senza parole. Non sorridevano nemmeno più le Sorelle Materassi e Franz disse «Finché si scherza si scherza». Quello era il lavoretto del babbo del professor Bardi.

Ci spiegò che il Crocefisso era stato restaurato dopo il danno che subì a causa dell'alluvione di Firenze del 1969, quando Bardi e altri "Angeli del fango" fecero fuggire Fanfani da Firenze che «C'era presentato co' suo impemeabilino immacolato e sorretto da quattro bischeri tirapiedi come se fosse il Papa. L'aveva paura di sporcarsi le scarpette di camoscio boia d'un mondo hane». Insomma a Santa Croce capimmo, toccammo con mano l'arte. Non era più sull'Argan o sulle diapositive di Monia o Borsieri, era lì sdraiata davanti a noi e aveva le fattezze del Crocefisso di Cimabue, quello che ci citava il Maestro Belletti nell'aula di Figura uno: «Creda Cimabue nella pittura tener lo campo ma ora di Giotto è il grido, di colui la fama oscura...». Altro che pantaloni Facis, ero lì e davanti a me c'era l'arte. Questo faceva ammutolire anche Franz, il che è tutto dire.


Nessun commento:

Posta un commento