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Bardi bofonchiò subito che «Se voi si vuole andare all'hotel col cavallo di San Francesco, fate pure, altrimenti vi sa da accontentare in codesto modo». Così si accontentarono. «Dove non potè il confort, potè l'amore», dissi io che ormai oltre che semiotico ed estremista mi cominciavo a sentire anche un po' Magnifico come il Lorenzo. Amori a parte la visita della città continuava e Bardi sembrava di giorno in giorno sempre più ringalluzzito. Il resto della compagnia, la 3A con i suoi accompagnatori, il filo-milanese Giorgio Monia e l'architetto da yacht club, Franco Brugliano detto Bru-Bru, non erano certo gagliardi nella visita alla città come lo eravamo noi, con a capo il condottiero ghibellino Andrea Bardi da Firenze. L'unico accompagnatore parimenti appassionato nell'altra classe, poteva essere il professor Giuliano Gabardelli detto Sidol che era anche il nostro insegnante di figura ed ornato modellato. Lui era uno scultore genuino, figurativo con qualche concessione alla scultore moderna, aveva lavorato anche con Sir Herny Moore che per uno scultore è un po' come per un calciatore aver giocato con Diego Armando Maradona. Lui (Gabardelli non Maradona), era nato a Carrara, non sotto un cavolo, ma praticamente dentro una cava di marmo, figlio di un cavatore di marmo e di una maestrina. Franz diceva che per lui la polvere di marmo era un po' come la cocaina, tanto era l'eccitazione che lo pervadeva quando parlava di scultura. Si commuoveva da solo raccontando di trapani e trivelle, pantografi e lime. Un brav'uomo al quale non riservavamo che un'attenzione distratta, se mi si passa l'ossìmoro. In classe era molto considerato dalle Sorelle Materassi e ignorato da tutti gli altri. Durante l'anno però aveva avuto l'idea di proporre ad un'altra classe, dietro a noi di un anno di corso, l'esecuzione di un busto del Papa. Si trattava di Paolo Sesto. Era un busto di creta a grandezza naturale; dalla modellatura in creta si sarebbe dovuta poi creare una "camicia" di gesso dalla quale ricavare un calco nel quale poi sarebbe stato colato del cemento e si sarebbe formata una scultura che lucidata a cera avrebbe dato l'effetto del bronzo. L'esecuzione dell'opera era stata affidata a due allievi molto diligenti, Mario Moioli e Gigio Santoro. A noi maschietti della classe i due sventurati non stavano poi così antipatici, ma la mente di Franz arrivava fino a dove mai avrebbe osato il resto della classe. Così un giorno passando per il laboratorio di modellato e formatura, vedemmo coperto dagli stracci per mantenerne la giusta umidità, il busto di Paolo VI. La tentazione di apportare qualche modifica fu grande. Franz non esitò e tolta una "miretta" e una stecca dagli chignon delle Belle e maledette in un attimo trasformò le fattezze di Paolo VI Giovanni Battista Montini da Concesio (Brescia), in quelle di Iosif VissarionoviDžugašvili al secolo Stalin da Gori (Georgia). 

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