La perfida Tasso continuò: «Si chiama Luca Zaccagnini e sua madre lavora alla tessitura come la tua». Luca Zaccagnini! Era come dire che tutte le stranezze che avevo visto finora erano acqua fresca. Luca Zaccagnini infatti, insieme a Raffaele Crescentino (figlio illegittimo della Genestruna, quella che esercitava sotto il ponte della ferrovia) e Costantino Baraban detto lo Zingaro, era tra i più disperati del quartiere. Luca Zaccagnini era soprannominato Elvis. Si presentava vestito come uno che va a sposarsi in terze nozze a Las Vegas: giacca con frange, cappello country-western perennemente sul capo e chitarra Fender sempre al collo, anche durante l'evacuazione mattutina. Vidi la Tasso stranamente preoccupata e mi chiedevo cosa avessi dovuto e potuto fare io per aiutarla. Lei fu molto franca: «Questo non è uno come gli altri. Questo è incontrollabile. E tu hai qualcosa in comune con lui; in fondo venite dallo stesso quartiere difficile, avete passato l'infanzia per la strada, diciamo che venite dalla stessa scuola di vita». Insomma la Tasso voleva dire che eravamo poveri disgraziati. Infatti lo eravamo, ma a parte questo non ci accomunava molto altro. Pensandoci bene, in gioventù indossavamo entrambi i pantaloni Facis. Comunque accolsi l'invito della professoressa Manuela Tasso e cercai di farmi amico Luca Zaccagnini. In realtà le idee della Tasso al riguardo erano piuttosto inquietanti. In considerazione dell'esuberanza del nuovo arrivato, la Perfida Tasso avrebbe voluto organizzare un piccolo cordone sanitario e posizionare le aule che Elvis avrebbe frequentato, nei pressi della Presidenza di modo da poterlo controllare in maniera più stringente.
Luca Zaccagnini detto Elvis era peggio di quanto di peggio si potesse immaginare. La prima volta che lo intercettai andava in vespa. Solo che andava in vespa nel corridoio del primo piano. Gli rammentai della nostra vecchia amicizia. La risposta non fu di tipo verbale: mi saltò a cavalcioni e cominciò ad urlare che eravamo due ranat (così erano soprannominati gli abitanti del quartiere che si stendeva tra ferrovie, fabbriche e risaie). Oggi si direbbe che era di difficile gestione.
Luca Zaccagnini detto Elvis divenne subito amico di tutti, in particolare di Manuele Biancofiore detto Che Guevara, visto che era anche lui un musicista. Solo le Consapevoli del proprio ruolo lo tenevano a debita distanza anche a causa del saluto che rivolse loro la prima volta: «Ciao belle gnocche!». Le Belle e maledette erano più ben disposte nei confronti del nuovo compagno che non si sapeva ancora bene che classe dovesse frequentare.
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