Purtroppo ci eravamo già giocati la sua fiducia quando Franz in uno dei suoi improvvisi rapimenti creativi, aveva trasformato il ritratto della mamma che Limousine aveva eseguito con tanta cura da una vecchia foto in bianco/nero, nel ritratto di Adolf Hitler, detto il Fuhrer. Franz era un disegnatore eccezionale, mi verrebbe la tentazione di definirlo un genio, ma era troppo ironico ed auto-ironico per prendersi sul serio. Aveva un'intuizione visiva a dir poco micidiale, tratto sintetico, veloce, fulminante. Avrebbe potuto essere un illustratore di primo piano, magari un fumettista invece diventò un camionista, ma la nostra società è fatta così, spreca talenti, non sempre le persone giuste sono al posto giusto. Nella nostra classe, pochi avrebbero fatto strada nel mondo delle arti visive o dell'architettura. In fondo mio padre non aveva visto male, quello che ci aspettava non era quello che sognavamo, ma quella era una scuola fatta proprio con la materia dei sogni ed io non l'avrei cambiata con nessuna scuola al mondo, e pensandoci bene, non la cambierei nemmeno oggi.
A novembre, dopo le lezioni, in piazza, i blocchi stradali, la solidarietà a questo e a quello si profilò la possibilità di partecipare alla realizzazione di un'opera teatrale (una piéce come diceva Monia, guardando con sospetto tutti quelli che consideravano "commedia" quello che veniva rappresentato su un palco). In quell'autunno il teatro della città, quello in cui era stato ospitato il liceo artistico prima del trasferimento nella sede di Via Micca, aveva in programma una collaborazione con alcuni istituti scolastici cittadini. Erano i tempi della "partecipazione" della gestione "democratica" del teatro. La direzione del teatro prese contatti con la perfida Tasso che individuò in Sebastiano Masselli, "lo Scrittore" la persona giusta per far nascere uno staff che potesse collaborare col teatro. Masselli, che oltre ad essere un personaggio di grande spessore intellettuale, aveva anche un grande senso dell'ironia pensò subito di affiancare all'architetto Borsieri, anche Paolo Faustino Belletti, detto il Maestro che tra gli altri titoli, millantava un diploma in scenografia all'Accademia di Belle Arti di Napoli oltre che ad aver allestito spettacoli teatrali in mezzo mondo, si suppone dell'altro emisfero, poiché in zona non si era mai visto nulla. Nell'impresa fummo coinvolti con noi anche qualche alunno della classe nemica, la 4^A. A proporre il testo da rappresentare fu Libero Borsieri che, diceva, «Meglio mirare in alto, tanto poi con il rinculo si finisce sempre a spararsi sui piedi» e così, senza troppe ciance si decise per il testo: L'opera da Tre soldi di Bertolt Brecht.
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