Il Maestro infatti aveva una figlio piccolo e lui era solito uscire la sera per "impegni inderogabili presso abitazioni di discendenti di case reali di mezza Europa"; essendo il Maestro separato dalla moglie da molti anni, il bambino, Eurialo, doveva essere accudito. E così Elvis entrava in servizio al calar della sera. Si portava a casa del Maestro armato di Fender e appena Belletti usciva, il povero Eurialo veniva cacciato nello sgabuzzino delle scope con pane burro e marmellata ed ingozzato fino all'inverosimile. Approfittando della casa del Maestro, Luca Zaccagnini non resisteva alla tentazione di invitare qualche compiacente e disponibile compagna di scuola. La sinergia sembrava funzionare alla perfezione.
In un giorno prima delle vacanze di Natale, Giorgio Monia ci disse che in città era stata aperta una nuova galleria d'arte. Monia non si limitò a comunicarcelo, già che c'era non perse l'occasione di ribadire che non si trattava della solita galleria per pittori della domenica, o pitur come definiva lui sbrigativamente tutti coloro che si ponevano davanti ad una tela o ad un foglio con intenti creativi. La galleria d'arte che si chiamava Fuxia era stata aperta da Jiri Capeck, un architetto boemo e da sua moglie una ex antiquaria parigina, Françoise Millet nel cuore della città. Monia ci parlò di "artisti molto selezionati e di opere filologicamente corrette", niente robaccia kitsch per salumieri o parvenu d'ogni sorta. Quindi potevo andarci tranquillamente visto che salumiere non ero, arricchito nemmeno e non ero ancora pervenuto da nessuna parte. Alla vernice, Monia si esprimeva solo così, furono invitati solo alcuni "docenti decenti" e alcuni selezionatissimi studenti. Tra i "docenti decenti" c'erano Libero Borsieri, grande amico di Monia, Salvatore Pescofiorito, molto interessato al rapporto arte-tecnologia, la Perfida Tasso che era una vera signora milanese oltre che la vicepreside. Io ero fiero di far parte dei "selezionatissimi". Gli altri alunni fortunati furono Roby Paganelli detta la Rouge per ruolo ricoperto nella classe e nella scuola, Cristina Bentivegna detta Limousine per motivi di status, Enza Baguette Molinari che si sapeva comportare in ogni occasione, un paio di Belle e maledette che facevano sempre arredamento e Franz per motivi di ordine pubblico. Monia detestava la mondanità provinciale, quella che scimmiotta la mondanità vera, ed infatti il vernissage fu molto misurato, direi sobrio, anzi austero. La presentazione dell'artista fu fatta da Jiri Capeck. In tedesco. L'unico che capì qualcosa fu proprio Franz che aveva una nonna austriaca, anzi "austro-ungarica". Gli altri restarono in un mistico silenzio. Monia che padroneggiava tre o quattro lingue moderne, zampettava di qui e di là con un Martini con oliva che allora era il massimo dello chic. Ma chi era l'artista esposto?
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