Era evidente che Bruno Munari fosse qualcosa di diverso e di meglio del normale artista; Monia lo definì un caposcuola, ma definirlo così fu un passo falso poiché al momento delle domande Luigi Mondini detto Luserta chiesa: «Scusi signor Munari, ma un caposcuola è come un capoclasse?».L'idiozia è uno spettro sempre presente e non solo nelle scuole.
Dopo Munari fu la volta di un altro mostro sacro: Mario De Micheli, l'autore del memorabile Le avanguardie artistiche del Novecento. Il "De Micheli" era il testo che accomunava un po' tutti, Monia, Borsieri, Bardi, Pescofiorito, tutti lo consideravano una lettura fondamentale. Bardi che come Monia era abituato a calcare la mano ci diceva che «Non conoscere il De Micheli all'artistico gli'è come buttarsi in Arno senza saper nuotare. E non è detto che se vi si butta tutti in Arno sia poi questo gran danno». Comunque, io ormai sapevo nuotare tanto che "L'arte moderna non nasce per via evolutiva dai valori ottocenteschi, ma da una sua rottura con essi..." l'incipit del De Micheli lo avevo mandato a memoria, come aveva consigliato Bardi.
Mario De Micheli tenne la sua lezione sulle matrici ideologico-letteraria dell'eversione fascista , tema che sarebbe poi diventato un titolo di un suo libro. Al liceo di fascista ce ne era una sola Laura Loy detta Babe. Contro di lei era comparsa anche una scritta sul muro del liceo che diceva: "Babe fascista un po' troia", tanto che non si capiva se fosse peggio essere fascista o essere un po' troia. Franz sosteneva che era peggio essere fasciste perché un po' troie lo erano tutte, ma si sa che lui amava il paradosso. A Mario De Micheli però queste vicende un po' provinciali interessavano poco o nulla, solo che la suddetta Babe sedeva tra il pubblico e tra il pubblico sedevano anche tutti gli altri. Quando De Micheli accennò a decadentismo e futurismo in quanto movimenti che avevano già in nuce i sintomi prodromici del fascismo, Laura Loy detta Babe, che stupida non era, sbottò «Queste conferenze hanno sempre lo scopo di far tacere il dissenso. Si fa entrare nel liceo un docente universitario che poi si rivela essere un cavallo di Troia». Ma Franz di rimando disse «A proposito di troie guarda che sul muro c'era della posta per te». Monia, Borsieri, Bardi e Pescofiorito riuscivano a stento a soffocare il riso. Persino Mario De Micheli, anzi "il" De Micheli nascose un mezzo sorriso.
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