Borsieri aveva un conto aperto con noi da quando, durante l'elaborazione di un esploso del tempietto, ad esplodere fu proprio lui portato all'esasperazione dalla totale incapacità della classe ad eseguire il lavoro. Un esploso è un'assonometria che prevede lo smembramento delle varie parti geometriche o architettoniche dell'oggetto rappresentato. È un lavoro molto complesso che oltre a righe e squadre richiede anche un'altro fondamentale strumento: la pazienza dell'insegnante. Borsieri di pazienza non ne aveva moltissima e, quella poca che aveva, veniva messa a dura prova dalle Sorelle Materassi che disegnavano come due gemelle siamesi (una la parte destra e una la parte sinistra dell'esploso), Luigi Mondini detto Luserta che chiedeva se l'esplosione avrebbe provocato danni e Franz che mangiava bruschette mentre disegnava masticando rumorosamente, cosa mandava in bestia Borsieri. Per punizione Borsieri avrebbe voluto portarci a Roma e farci genuflettere dinnanzi al tempietto bramantesco. Per fortuna Monia aveva altre idee, più che altro manie di grandezza. E fu quello che ci salvò, non tanto da Roma, quanto dalla voglia di feroce vendetta di Borsieri. Barcellona fu bollata come città per nullafacenti, Monia poi aveva una vera e propria idiosincrasia per la Sagrada Familia (oltre che per la famiglia in generale), e per tutta la paccottiglia Art Nouveau. Erano tempi severi anche nei giudizi: o si stava da una parte o si stava dall'altra, quindi Barcellona era fuori discussione. Rimase Parigi.
Parigi era la città dei mie sogni. Io avevo due desideri nella vita: vedere New York e vedere Parigi. La passione per New York me la trasmise mio nonno Giovanni. Lui, come ho già detto era veneziano di Casteo, e mi diceva sempre che il campanile di San Marco era talmente bello che a Nuova York avevano costruito i primi grattacieli proprio ispirandosi al Campanile di San Marco. Lui sapeva a malapena leggere e scrivere, ma quel poco che leggeva se lo ricordava. Leggeva "La Gazzetta del Popolo" un giornale noto per la sua assoluta inutilità. Qualche volta, oltre che occuparsi della cronaca della nostra nebbiosa città, si occupava, in un'apposita rubrica, delle "immagini dal mondo". Tra queste immagini vidi la costruzione del World Trade Center dell'architetto Minoru Yamasaki. Da allora incomincia a ritagliare le fotografie dei grattacieli di New York e ad appiccicarle su un quaderno. Avrei voluto vedere New York.
La passione per Parigi era più recente, risaliva al mio primo anno al liceo, quando proprio Monia mi disse che la mia vita, nonostante i pantaloni Facis, era del tutto superflua se non fossi andato almeno una volta all'anno a vedere le mostre parigine. Era evidente che lui avesse ragione ed io torto.
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