Pagina 102 8 .Le paysan de Paris

Franz ormai era diventato come l'oracolo di Delfi. Solo che lui rispondeva anche se non interrogato. Quell'inizio dell'ultimo anno di corso ordinario fu davvero movimentato per la vicepreside Manuela Tasso. La Perfida era comunque uscita indenne da una notevole sfilza di seccature che avrebbero messo a dura prova chiunque, dalle piazze sempre occupate (e alle aule spesso vuote), fino all'arrivo di Luca Zaccagnini detto Elvis che ormai duettava sempre più spesso con Manuele Biancofiore detto Che Guevara e faceva coppia fissa con Paolo Faustino Belletti detto il Maestro.

Come in una routine collaudata, a ottobre ci si salutava, a novembre e dicembre si lottava, dopo le feste si cercava di salvare l'anno e in primavera si pensava alle gite. Era per noi il quarto anno di corso ordinario, dopo, per i nostalgici c'era ancora la possibilità di frequentare il quinto anno integrativo. Quasi nessuno lo frequentava per deliberata volontà di

ire gli studi, qualcuno per scrupolo, molti per nostalgia per quei quattro anni meravigliosi passati in quel liceo. Io fui tra i nostalgici, naturalmente. Tutto quello che è venuto dopo non è assolutamente degno di nota.
Verso la fine dell'inverno anche l'asprezza delle lotte sembrava attenuarsi. Dopo i "fatti di Marzo" e il “Convegno sulla repressione” a Bologna, anche al liceo la tensione si era leggermente stemperata anche se il 1977 restò un anno turbolento. Ma nella scuola ci sono riti e ritualità che vanno oltre ogni cosa e anche oltre ogni ideale. Uno di queste ritualità è la gita scolastica. Oggi la gita si chiama pomposamente viaggio d'istruzione come a sottolineare che non si tratta di tempo sprecato ma di tempo dedicato "all'istruzione". È una bugia colossale, la gita era, è e resterà una gita, con le chitarre, i cori sull'autobus, gli ubriachi, quelli che dànno di stomaco, quelli che si fumano spinelli, quelle che pensano di essere rimaste incinte . E anche quelle che ci rimangono davvero.

Nel marzo di quell'anno Monia e Borsieri stavano progettando di portarci in gita. L’ultimo anno, per nessun motivo al mondo era possibile non pensare alla gita. Erano in ballo tre mete: Roma, Barcellona e Parigi. A Roma avrebbe voluto andare Borsieri per via del Tempietto di San Pietro in Montorio di Donato Bramante, il cosiddetto "Partenone del Rinascimento". 

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