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Come Breton rincorreva nella notte la sua Nadja per le strade di Parigi, così io rincorrevo la convulsione della bellezza. Anch'io “cedevo all'adorabile vertigine cui mi inclinavano questi luoghi dove aveva avuto inizio tutto ciò che di meglio avrei potuto conoscere” solo che se quel luogo per Breton era il Marché aux fleurs dell'Ile de la Cité, per me fu la via Pietro Micca e il chiostro del liceo artistico. Avevo l'impressione, una volta arrivato a Parigi che Le Consapevoli del proprio ruolo, le Belle e maledette, le Sorelle Materassi, Franz e tutti i miei compagni fossero destinati a diventare il passato, come erano diventati il passato, i pantaloni Facis, la preside sciancata della scuola media e il mio quartiere di fabbriche e canali. Ora c'era Parigi, l'arte e il Boul Mich tutto davanti a me e tutto insieme.

Fummo assorbiti dal Louvre. Il vecchio ingresso era presso la cosiddetta Colonnade e lì cominciarono i primi guai intellettuali: «Chi ha progettato la Colonnade? Chi era il concorrente? Chi era il committente?», Borsieri, complice la frizzante aria della primavera parigina, era scatenato.

Qualcuno bofonchiò qualcosa di inesatto e di improprio, Borsieri masticava la pipa “magrittiana” che aveva sfoderato per la trasferta parigina. Guardò al di sopra degli occhiali di tartaruga e sentenziò: «Se siete venuti a Parigi credendo di vivere di rendita con quella quattro nozioni lette sulla guida del Touring, avete sbagliato in pieno. Qui si fanno lezioni di architettura applicata, qui si pensa, si medita e si riflette. Quindi poche balle e cerchiamo di tener un atteggiamento consono, propositivo e costruttivo». Era in quei momenti che bisognava saper tacere e invece Luserta disse: «Ma io ho fame, non abbiamo nemmeno fatto colazione!». Borsieri rovesciò gli occhi come se stesse per trapassare ma il Luserta insisteva: «Cerchiamo almeno un bar, una tavola calda, una mensa». Era quasi implorante. Intervenne prontamente la perfida Tasso che, sempre molto ben disposta verso le esigenze fisiologiche degli studenti decretò: «Va bene facciamo colazione! Poi cagate, pisciate e tutto il resto, perché fino a stasera non ci fermiamo più!». Fummo tutti più rassicurati, tanto che il Luigi Mondini detto Luserta, esclamò: «In fondo Parigi val ben una mensa». Monia lo compatì, Borsieri sbuffò, la Tasso lo prese a calci nel culo.

Comunque la lezione sul campo proseguì. Toccò a me trarre tutti d'impaccio e salvare la 4B da un crollo della propria autostima: «La cosiddetta Colonnade è uno dei capolavori dell'architettura classicista francese, opera di Claude Perrault, che la costruì tra il 1667 e il 1670, sbaragliando la concorrenza di Gianlorenzo Bernini. 

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