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Fu in quegli anni che imparai a dissimulare le mie origini. Portavo un bel paio di occhiali con montatura di tartaruga, avevo un bel ciuffo e portavo sempre il trench. Mario Moioli invece, di origini contadine, non dissimulava alcunché, anzi esagerava nello schermirsi. La Millet ci parlava come se anche noi fossimo nati nel terzo arrondissement, ci parlava del Marais che era rinato anche per via dell'attesa data dalla prossima apertura del Centre che "Renzo e Richard" stavano costruendo. Mario Moioli ed io annuivamo come due babbuini senza capire un accidente di cosa dicesse la fascinosa gallerista. La Millet ci invitò all'inaugurazione della mostra successiva: Scritture indecifrabili di popoli sconosciuti di Bruno Munari. Disse che teneva molto alla nostra presenza. Appena usciti dalla galleria Mario Moioli ed io ci guardammo come se la bella Françoise ce l'avesse data. Anzi eravamo anche un po' più contenti che se ce l'avesse data. Bruno Munari! Munari era uno di quei nomi per i quali avevo preso cazziatoni monumentali da Monia, da Bardi, da Borsieri. E adesso? Adesso una gallerista parigina ci invitava al vernissage alla Fuxia! Mi chiedevo cosa fosse accaduto alla mia miserabile vita, ma a volte è meglio non chiedersi niente. Meno ci si chiede e meglio si sta. E così arrivò il giorno della mostra. Mario Moioli ed io non stavamo più nella pelle; leggemmo tutto quello che era possibile leggere su Bruno Munari, guardammo tutte le sue opere, ci procurammo fotografie e disegni; allora, non bastava andare su Google. All'inaugurazione oltre a Monia, erano presenti i giornalisti dei giornali che avevamo visto solo nelle tasche di Monia e Borsieri. Venivano quasi tutti da Milano e da Torino. Cosa ci facevamo lì in mezzo noi due "risaioli"? Molto semplice, attiravamo l'attenzione di Munari che disse: «Mi piace questa terra che va dal riso al Rosa». Tutti sorrisero ma non avevano capito nulla e allora Munari che oltre che un grande artista, era un animo semplice disse: «Venendo in treno da Milano guardavo le risaie colme d'acque con i loro esili argini. Mi piacciono molto le risaie, sarebbero piaciute anche al mio amico Paul Klee». Paul Klee?! E così Mario Moioli ed io ci sentimmo per un attimo al centro del mondo: Bruno Munari, Paul Klee e noi, unici ragazzi di risaia. Mancava Giuseppe De Santis, Riso amaro e Silvana Mangano per sentirci come Toulose-Lautrec al Moulin Rouge.

Ma il rapporto tra il liceo artistico e Bruno Munari era destinato a non finire con la sua bella mostra alla galleria Fuxia. Monia riuscì a portare il grande designer al liceo per una lectio magistralis sul design.
Non saremmo stata la miglior scuola della città, nemmeno lontanamente, ma di sicuro eravamo la più vulcanica e non l’avrei certo cambiata né per l’Istituto tecnico “Ettore Villa” (quello del lavoro sicuro) e nemmeno con il Liceo classico Giuseppe Mazzini (quello dei Presidenti della Repubblica).


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