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Si trattava di un giovane austriaco, Walter Giers che naturalmente nessuno di noi conosceva e che Cristina Limousine Bentivegna, ricca ma idiota chiamò Giers con la "gi" dolce fulminata dallo sguardo di disprezzo di Monia. Walter Giers era un artista che creava pannelli elettrici pieni zeppi di luci, un light artist di difficile collocazione. Pescofiorito, anche lui insegnante di figura disegnata pentito, stravedeva per la tecnologia soprattutto quando applicata alle arti visive. L'insegnante che per primo ebbe l'ardimento di parlare di computer, quando nessuno sapeva bene di cosa si stesse parlando e quando sugli schermi apparivano ancora caratteri a lettere verdi che richiamavano gli extraterrestri. Lui aveva la passione per tutti i video artisti allora conosciuti da Fabrizio Plessi a Name June Paik. Ci portò dinnanzi ad uno dei pannelli più enigmatici che si intitolava Birne cioè, lampadina. Si trattava di un quadrato nero con una cornice di ciliegio e una lampadina al centro la cui luce variava di intensità. È davanti ad opere come queste che, ancora oggi, a qualche sprovveduto viene sempre da dire "Lo so fare anch'io". Questa volta la parte della deficiente toccò a Cristina Bentivegna detta Limousine. Nei pochi secondi di silenzio che seguirono, in una specie di piano sequenza al rallentatore si potevano vedere Roby Paganelli la Rouge abbassare lo sguardo, Enza Molinari fingere indifferenza, le Belle e maledette sciogliersi i capelli, Franz guardava me ed io scuotevo il capo. La reazione di Pescofiorito fu nella linea della tradizione dei pesci in faccia ma questa volta a prenderli fu la sola Cristina Bentivegna. Pescofiorito andò per le vie brevi: «Capisco che per una come te l'estetica è quella dell'estetista, ma per me la miglior dote di un' ignorante è saper stare zitta». Franz disse : "Mi associo", Enza Molinari per solidarietà femminile disse: «Certo che sei una bella cretina». Io ormai ero più di là che di qua (intendendo con questo che stavo quasi sempre dalla parte dei miei insegnanti). Per fortuna i due galleristi, François Millet e Jiri Capeck non sentirono o finsero di non sentire. E siccome finsero di non sentire, Franz richiamò la loro attenzione con un fischio e disse: «Scusate, ma qui c'è gente che è venuta solo per mangiare. Ah proposito c'è qualcosa da mangiare?». E così la tensione si sciolse, la lampadina di Walter Giers si spense e il rinfresco cominciò. Nei mesi successivi tornai alla galleria in compagnia di Mario Moioli, l'autore di PaoloVI trasformatosi in Stalin, che nel frattempo era diventato mio grande amico forse proprio perché io gli avevo offerto la mia spalla sulla quale piangere per la tragedia della trasformazione del Santo Padre in un feroce dittatore. Andammo spesso insieme alla Galleria Fuxia e facemmo anche amicizia con Françoise Millet. 

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