Anche Bardi bonfonchiò qualcosa che ricordava le parole del Conte Ugolino nella Commedia. Disagio fu dimostrato da tutti i colleghi presenti all'assemblea. Ma le Belle e le Consapevoli insistevano per la raccolta di firme per solidarizzare con la Ferrarese e per il ritorno di Trinacria tra i cavalletti di disegno. In fondo anche la Fanfara a cavallo dei Carabinieri e i Corazzieri avevano la loro mascotte canina, non si comprende perché non la dovesse avere la professoressa di scienze e chimica.
Tornati in classe il professore di disegno geometrico e architettura, Libero Borsieri, dopo aver caricato la pipa con il suo insopportabile tabacco Golf, si sedette, ci guardò e vomitò tutto il, possibile disprezzo sull'accaduto. Era mai possibile che in tempi di accesa lotta di classe, di lotte operaie e studentesche di quella portata, invece di occuparci delle sorti della classe operaia e della mancata riforma delle secondaria superiore, un branco di idioti come noi si occupasse di una demente e del suo cane? Non erano tempi in cui difendere i cani era una battaglia di avanguardia. Allora i cani erano cani, e anche a noi studenti il professor Borsieri diede dei cani, anzi dei cagnacci soprattutto nel disegno geometrico. L'idea di politically correct, cambia inevitabilmente col cambiare dei tempi.
A causa di questo spiacevolissimo episodio, che aveva fatto scendere la classe sotto il livello della decenza, il professor Borsieri, decise che era arrivato il momento di abbandonare le debolezze. D'ora in avanti, insieme al disegno geometrico e a quello architettonico, decise di introdurre anche cenni sul rilievo architettonico e soprattutto di supportare le spiegazioni tecniche con una massiccia dose di storia dell'architettura e dell'urbanistica. E così partì la solita raffica di libri a cui non avremmo potuto più rinunciare. Si cominciò con l'acquisto del cosiddetto DAU (Dizionario di Architettura e Urbanistica), passando per Il design in Italia di Paolo Fossati per finire con il gigantesco Lewis Mumford, Storia della città. A condimento di tutti gli altri testi supplementari c’era sempre la madre di tutte le sciagure, il testo-incubo degli studenti del liceo artistico di quegli anni, loro i due terrificanti volumi di Storia sociale dell’arte di Arnold Hauser. Se si discuteva di qualsiasi tematica d’arte, in quegli anni era necessario o quantomeno opportuno fare un cenno all’Hauser. Come è facile intuire la parola chiave di quel testo-monstre non era la parola “arte” ma il termine “sociale”. Esistevano storie “sociali” di tutto e i nostri insegnanti sguazzavano beatamente in quelle teorie. Borsieri era anche lui molto “social” nel senso che l’architettura era per lui un’arma della lotta politica.
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