Il trasloco andò avanti per qualche settimana e alla vigilia delle feste natalizie, il liceo artistico aveva un nuovo indirizzo stradale ma anche un nuovo indirizzo di studi perché proprio in occasione dello spostamento della scuola il professor Salvatore Pescofiorito mise in piedi un corso sperimentale di rilievo (pittorico e architettonico). Il professor Pescofiorito era, per così dire, un accademico pentito, quelli che, dopo aver studiato o come si direbbe oggi, compiuto un percorso di studi, all'Accademia delle Belle Arti, si rendevano conto che Artes non dant panem, e se non dava il pane, figuriamoci il companatico. Insomma, come tanti altri, il professor Pescofiorito si annoiava a ripetere «sempre la stessa lezione con le stesse parole» come diceva un cantautore di sinistra e con i Ray-Ban allora molto in voga, tale Antonello Venditti. A ben guardare i docenti del liceo si potevano tranquillamente dividere in apocalittici e integrati per usare una distinzione che faceva l'Eco (Umberto), parlando dei fumetti e della letteratura. Agli integrati il liceo andava benissimo com'era, con le infinite ore di copia dal vero dai gessi e della modella vivente, con gli sfumini, la carta martellata, l'olio di lino e l'anatomia artistica. L'arte andava esercitata possibilmente in una soffitta, dopo averla appresa era necessario andare a bottega e poi esporre. Morire di fame era parte dell'arte stessa. Se non si era morti di fame almeno una volta nella vita, non si era nemmeno veri artisti. L'altra anima del liceo era quella degli apocalittici. Per loro il liceo doveva cambiare strada e non in senso topografico; il trasloco da Piazza dei Martiri (nomen omen), in Via Micca doveva anche essere occasione di rinnovare la scuola. Semiotica, urbanistica, progettazione partecipata, sociologia, grafica, fotografia, videotapes. Altro che balle, altro che Bohème e “gelide manine”. Il trasloco portò le due anime se non a scontrarsi almeno a mandarsi cordialmente a quel paese.
Ma il dibattito culturale era aperto. Le mura del vecchio convento della Maddalena avrebbero dovuto sentirne delle belle, perché oltre ad aprirsi, il dibattito culturale si radicalizzò. Ormai anche certe espressioni non mi spaventavano più anche perché oltre ai Levi's, all'Umberto Eco, all'«L’Espresso» nella saccoccia, avevo anche un paio di Ray-Ban nuovi fiammanti che l'Angelica mi aveva comperato facendo la cresta sulla spesa, se mi concedete il ricordo intimo e personale. Ero anche convinto che il personale fosse politico, insomma ero un estremista di sinistra fatto e quasi finito).
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