Pian pianino il registro si completava con dati di estremo interesse sulle professioni dei genitori: avvocato, geometra, farmacista, elettrauto, salumiere... Qualche volta il Maestro chiedeva se il babbo lavorasse in proprio o fosse un volgare dipendente. Conoscere bene lo studente era assolutamente necessario per una scuola degna di questo nome.
Comunque sia, il Maestro riscuoteva consensi ma anche fiere contrapposizioni. Le consapevoli del proprio ruolo lo vedevano come il fumo negli occhi, avrebbe detto l'Angelica. A parte una concezione delle arti visive agli antipodi, le Consapevoli non perdonarono mai al Maestro il fatto che per lui la posizione della donna avrebbe dovuto essere una sola: in cucina. Non era cattiveria e nemmeno gusto della provocazione, era solo il fatto che al Maestro piaceva mangiar bene e a ben guardare, aveva una certa devozione per il focolare e per il desinare, termini questi che facevano sbavare di rabbia le Consapevoli che oltre a voler tagliare la gola ai capitalisti volevano anche tagliare il pisello a tutti i maschietti (loro avevano letto, oltre che il Dottor Freud, anche Erica Jong, Porci con le ali e anche Sofia Scandurra). Insomma, ruggini che venivano da lontano e che non erano destinate a portare lontano.
Le Consapevoli erano in perenne adorazione di Monia o Pescofiorito e non vedevano l'ora di sbarazzarsi del pennello e delle formelle del Battistero di San Giovanni per dedicarsi al videotape. Cos'era il videotape? Per comodità possiamo dire che era una telecamera portatile con un nastro magnetico. La prima volta che ne sentii parlare fu durante una delle lezioni-fiume del professor Monia che ci raccontò del figlio di due immigrati slovacchi negli Stati Uniti, famosissimo a suo dire, che piazzò un bel videotape davanti ad un palazzo di New York, lo accese e se ne andò via. Franz disse: «Bel deficiente!» Ma Monia attaccò un pistolotto senza fine che ricalcava quello dei primi giorni di scuola, partiva dalla nostra naturale somaritudine per finire al fatto che avremmo dovuto fare i camerieri durante l'estate per pagarci un volo per New York dove ci attendeva il Greenwich Village, il Guggenheim e un sacco di altre cose di cui nemmeno sospettavo l'esistenza ma che ci avrebbero permesso, se non di diventare degli artisti, almeno di non fare figure di merda nei vernissage. Beh lui era fatto così. A proposito il figlio degli slovacchi si chiamava Andy Warhol e il videotape era intitolato Empire ed era stato girato nel 1963 quando io mi divertivo a giocare con le biglie dei ciclisti. Così va il mondo.
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