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Oltre al compassato e borghese professor Lander, un altro rappresentante degli "integrati" era Paolo Faustino Belletti detto "Il Maestro". Su di lui forse andrebbe spesa qualche parola in più. Ex- paracadutista, ex monarchico, ex comunista, ex attore, ex cantante lirico, ex scrittore ed ex poeta, attuale docente e incisore, era davvero un grande personaggio del liceo, mi si perdoni la vena di malinconia. Il Belletti vestiva sempre con una ferula (mantella), in autunno, con un pelliccione siberiano in inverno e con un gessato con una cravatta annodata alla Windsor su una camicia immacolata (immacolata a parte le macchie di colore o di qualche intingolo che grondavano spesso sull'abito e sulla camicia). Il Maestro spesso si esprimeva in romanze. Non era raro il caso in cui ad una specifica domanda da parte di qualche alunno o di qualche collega il Maestro rispondesse cantando. E allora al bidello che bussava alla porta si rispondeva con Le nozze di Figaro o che alle Sorelle Materassi, leggermente imbambolate, si indirizzasse un Nessun dorma che faceva tremare le malferme pareti del liceo. Il Maestro difendeva la Tradizione, anzi era lui stesso la tradizione in pittura come in poesia (sue grandi passioni), e si aveva un bel parlare di semiotica, di progettazione partecipata, per il Maestro esisteva solo il Cavalier d'Arpino e gli Eroici furori di Giordano Bruno che venivano citati spesso completamente a sproposito ma con una tale enfasi che alla fine tutti gli credevano. Era barbuto con uno sguardo che ricordava più Rasputin che il Maestro Manzi.

E noi? Noi prendevamo posizione. Non erano tempi in cui si potesse stare alla finestra, erano tempi in cui ci si schierava. O di qui o di là si doveva stare. Inutile dire che le Belle e maledette manifestarono più una volta l'idea che l'arte era da un lato idealità e dall'altro contatto con la materia. Infatti, sarà stato per via del contatto con la materia ma spesso le Belle e maledette non erano igienicamente inappuntabili. Molto meglio sul piano delle idealità, su quello erano perfette. Era ovvio che parteggiassero, in queste dispute, sempre e comunque per Lander o per il Maestro. Qualcuna di loro finì per diventare una protetta del Maestro che però, per altro verso non guardava in faccia a nessuno, o meglio prima di guardare in faccia annotava con cura la professione dei genitori. Così l'appello era una raccolta di utili informazioni: «Abelli?!», «Presente!» biascicava il malcapitato e il Maestro: «Cosa fa il babbo?» «Elettrauto», diceva sommessamente Abelli e il Maestro: «...Ah molto interessante...», e annotava accanto al nome di Abelli il mestiere del papà di Abelli ma anche la via, il numero di telefono e l’orario dell’officina e così via. 

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