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Ci raccontò di quando in compagnia di Kim Novak, un maestro di bel canto, un filologo di Torino e un domatore di leoni si era trovato a Nuova York ospite di una baronessa polacca. In quel frangente il Maestro, annoiandosi mortalmente decise di scrivere un libro. Nessuno osò ribattere alcunché, tranne Franz che chiese: «Di cosa trattava il libro?» Il Maestro, inaffondabile come sempre nonostante le libagioni rispose come se l'argomento non potesse essere che uno: «Sulla melancolia in Dürer». A quel punto davvero nessuno osò aggiungere altro, sarebbe stato pericoloso.

Gli accostamenti del Maestro erano sempre improbabili e fantasiosi. I nostri illuminati docenti li paragonavano ai Cadavre Exquis dei Surrealisti, in pratica, per noi comuni mortali, il gioco dei bigliettini che consiste nello scrivere il nome di un amico, poi quello di un'amica, quindi dove sono e cosa fanno e così via facendo girare il bigliettino tra varie persone delle quali ognuna scrive un pezzetto. Il risultato erano storie bizzarre ed improbabili. Monia, Bardi, Massetti e tutta l'intellighenzia naturalmente trasecolò per il fatto che noi non avessimo mai sentito parlare del celebre gioco Surrealista, e colsero l'occasione per ribadire quanto fossimo somari (ma questa ormai non era più una novità). L'unico elemento variabile del gioco era che mentre i Surrealisti lo facevano consciamente, un bel paradosso per un Surrealista, il vero “incosciente” era il Maestro che era solito parlare a ruota libera. Ricordai che in una delle prime lezione, Paolo Faustino Belletti, detto il Maestro ci suggerì che nella storia dell'arte c'era un filo rosso, anzi un fil rouge disse che univa tre grandi artisti che erano Policleto, Renbrandt e Matisse. Molti di noi prendevano appunti, altri si interrogavano, le Sorelle Materassi sorridevano ma Franz chiese: «Perché?»

Il Maestro senza scomporsi e perentorio rispose «Perché sì!» e questa risposta doveva rassicurare i più dubbiosi; ed era palese che non fosse importante ciò che si affermasse, bensì chi lo affermasse. Del resto per chi, come il Maestro aveva questa innata tendenza ad esagerare un pochino sulle vicende, anzi ad esagerare molto, per meglio dire a sparare delle balle colossali, doveva anche avere la capacità di convincersi che tutto questo suo mondo poetico ed immaginario fosse vero. La platea non osava mai dubitare di ciò che andava narrando ed io trovavo i suoi racconti quanto di più affascinante ci fosse in quel liceo. Su questo concordavano anche le Belle e maledette, mentre le Consapevoli del proprio ruolo non lo sopportavano, le Sorelle Materassi non prendevano nessuna posizione mentre Franz rideva con me.


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