In tutto questo ora si aggiungeva anche Paolo Faustino Belletti, il Maestro che tra una romanza e l'altra, coperto dal pastrano d'ordinanza, con aspetto fiero trasportava sotto il braccio la volpe impagliata...
L'edificio di via Micca però si adattava molto bene anche ad altri docenti, come un habitat naturale cucito addosso ad una specie animale. Per questo si adattava bene anche agli studenti prima di tutto per la sua caratteristica di possedere spazi nascosti ed irrazionali che facevano nascere le situazioni più incredibili. Vi erano aule per raggiungere le quali erano necessario transitare da altre aule occupate mentre erano in corso le lezioni, aule con lavandini per l'umidificazione degli "stracci per la creta" o per diluire il colore, laboratori con mole, pialle, chiodi , martelli, un locale con un forno per la cottura della ceramica, essicatoi per le incisioni. Insomma dove non potè il Feng Shui poterono gli uomini (e le donne, altrimenti le Consapevoli s'incazzano).
La nuova sede aveva ormai preso vita. Una delle altre novità era la palestra. Come ho già ricordato, il locale era la stalla del vecchio convento. La palestra serviva a tutto tranne che a farci ginnastica. Franz diceva che quello non era il luogo adatto all'educazione fisica, ma era molto più adatto alla “diseducazione psichica”. La palestra era diventato il luogo deputato per le assemblee e per i concerti. Le assemblee si sprecavano, naturalmente, ad ogni pié sospinto si indiceva un'assemblea. La vera novità però erano i concerti. Le occasioni non mancavano. Si cominciò con la festa di Natale che, nonostante l'ateismo imperante era sempre un must di tutte le scuole di ogni latitudine ed epoca. Festeggiare il Natale senza essere credenti è sempre un po' come festeggiare un compleanno senza il festeggiato, ma comunque Belle e maledette, Consapevoli del proprio ruolo, anarchici, indiani metropolitani, movimentisti non si formalizzavano certo su questo. Solo le Sorelle Materassi avrebbero voluto cantare Tu scendi dalle stelle vestite da angioletti, ma compresero la situazione. La scelta della scaletta e dei musicisti fu un massacro. In una delle aule di modellato si riunì una specie di comitato permanente per la scelta e la supervisione degli aspiranti musicisti. All'ingresso dell'aula la Edda e il Ferruccio, i bidelli (allora si chiamavano così nella lingua parlata), sfornavano panini in continuazione, visto che il comitato non abbandonava mai il luogo delle selezione. Ricordavano un po' gli hippies che a Woodstock fornivano il muesli al pubblico del concerto. Alla fine, il gruppo fu formato. Suonarono in tanti, ma su tutti, svettarono tre elementi: Giorgio Poldo, chitarrista e bassisita con un repertorio che andava da Jimi Hendrix a Jimi Hendrix (e guai a chi aveva qualcosa da eccepire).
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