Saliti sul vagone della metro rossa la situazione non migliorò, infatti Monia come uno schiacciasassi incominciò a domandarci se ricordassimo chi aveva progettato la metro di Milano (nota non di poco conto: il professor Monia, aspirante filologo oltre che semiotico, usava l'articolo determinativo femminile, singolare, poiché si trattava del diminutivo di ferrovia metropolitana mentre quella di Parigi era il metrò, diminutivo di train metropolitaine.
Sembrerà un'idiozia, ma per queste cose venivamo ferocemente redarguiti. Inutile dire che, non solo nessuno sapeva chi avesse progettato la Metropolitana Milanese, ma nemmeno sentivamo l'impellente urgenza di saperlo. Le Consapevoli del proprio ruolo del resto lo dissero chiaro: i problemi della società erano ben altri. Il professor Monia allora nel “mezzanino” di Loreto improvvisò una specie di comizio (possiamo paragonarlo al discorso del predellino del Cavalier Berlusconi Silvio quandò fondò un partito). Ecco allora che come un fiume in piena Monia, attirando anche lo sguardo di qualche passante, ci informò che anche se le sue spiegazioni erano come perle ai porci, la MM (Metropolitana Milanese) era, oltre che un’opera tecnologicamente pregevole, anche una vera e propria opere di comunicazione visiva nata dalla sinergia tra Franco Albini (architetto) e Bob Norda (graphic-designer), che valse ai due niente-popò-di-meno che il Compasso d'oro nel 1964, che i disegni e i bozzetti furono esposti proprio alla quinta edizione della Triennale e che si era già pentito di averci portato a Milano visto che noi stavamo meglio nella nostra provincia dove al massimo avremmo vinto la rana d'oro o la zanzara d'oro in qualche sagra paesana. Tiè!
A questo punto, invece di un dignitoso e contrito silenzio le Belle e maledette fecero peggiorare la situazione portando tutta la classe sull'orlo del precipizio quando chiesero a Monia se saremmo andati anche alla Rinascente. Per fortuna la classe fu salvata ancora una volta da Franz che ribadì sempre la stessa indicazione operativa: «Zitte troie!»
Comunque la situazione tornò tranquilla grazie al fatto che le Consapevoli, i maschietti, Franz ed io restammo in ammirazione del famoso lettering (le scritte insomma), di Bob Norda e qualcuno azzardò anche un «Bellissimo!» Monia aveva l'occhio iniettato di sangue e l'Habana pendente dalle labbra, ma nonostante questo pessimo inizio arrivammo al Palazzo della Triennale dove ci aspettava la mostra il cui titolo lasciava presagire nuovi drammi semantici: Segno, strutture, metamorfosi della appercezione materica. 1950-1960. Aspettavamo che Monia incominciasse l'interrogazione 44
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