Fatto sta che oltre ai tubi che perdevano, ai termosifoni che non funzionavano, alle piastrelle che si sollevavano, ai muri che trasudavano marciume, noi "artisti" avremmo dovuto aver a che fare anche con un caravanserraglio di uccelli: marangone del ciuffo, germano reale, canapiglia, moriglione, oca selvatica, cicogna nera, cicogna bianca, tarabuso, airone cenerino, fenicottero, svasso maggiore, quaglia, fratino, guccione, ghiandaia marina, cappellaccia, santimpalo, cinciallegra, ghiandaia, poiana comune, barbagianni, gufo comune, gufo reale, civetta, allocco, solo per nominarne alcune specie. Di allocchi per la verità ve n'era più d'uno, ma non tutti nell'armadio degli uccelli.
Va tuttavia ricordato che il vecchio liceo classico “Giuseppe Mazzini”, non lasciò solo uccelli, lasciò anche una volpe. Il professore Belletti detto il Maestro da cacciatore, anzi ex cacciatore quale era (scrisse anche in una memorabile lettera al collegio dei docenti che l'uomo era cacciatore, anche se con un senso leggermente vetero-maschilista che suscitò accese discussioni tra le femministe), guardava con un certo interesse morboso la volpe impagliata. Era un bell'esemplare di volpe grigio- argento e il Maestro lo volle nell'aula dove si trovava a fare lezione, la leggendaria aula denominata "F1" (acronimo di Figura Uno). Va ricordato che le lezioni all'artistico non erano stanziali ma nomadi. Ogni materia o gruppi di materie richiedeva il cambio dell'aula, con una rotazione di tutte le classi al suono della campanella. Il cambio dell'ora era praticamente molto simile ad un'operazione di transumanza: le classi nelle aule di materie culturali (italiano, matematica, scienze, storia dell'arte), raggiungevano le aule di disegno che a loro volta erano suddivise in aule di ornato disegnato, figura disegnata, disegno geometrico; viceversa le classi che uscivano da un'aula di disegno si trasferivano in un aula di modellato e scultura per le materie figura modellata o ornato modellato; a queste si aggiungevano altre aule cosiddette speciali: laboratorio di incisione, camera oscura, serigrafia. Insomma il suono della campanella che in una normale scuola provoca un minimo di confusione qui generava un po' di caos supplementare, anzi diciamo un caos totale, quasi un Big Bang. Alunni carichi di ogni attrezzatura possibile e immaginabile si aggiravano nei corridoi, classi che trasportavano cumuli di cartelline, righe, righelli, squadre, squadrette, scheletri su rotelle (per la lezione di anatomia artistica), modelle in accappatoio che spostavano pedane, luci di posa, stufette, ragazzi accampati per terra in attesa che l'aula di modellato venisse sgombrata dalla creta lasciata sui trespoli. Insomma se avete presente le cosiddette Generazioni d'Israele dipinte da Michelangelo alla base della volta della Sistina, siete molto vicini a comprendere l'aspetto di via Micca e del liceo artistico.
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