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Grande estimatore dello Scrittore Masselli era il professor Belletti detto il Maestro. Anche lui diceva di aver fatto parte del Gruppo63 ma non nel 1963, bensì nel 1949, ma si sa che il Maestro aveva logiche tutte sue, e seguiva Masselli come un'ombra. Anche lui diceva di aver composto innumerevoli poemi e poemetti che mai pubblicò per ritrosia. L'atteggiamento del Maestro verso lo Scrittore era camaleontico: quando lo Scrittore interveniva alle assemblee o alle riunioni, anche il Maestro interveniva e spesso tracimava, per usare un termine idraulico, e in un delirio di onnipotenza credeva di essere diventato lui stesso uno scrittore, tanto che in una memorabile lezione che tenne ad una classe, nel registro, alla voce argomento delle lezioni scrisse un memorabile: Storia e storiografia del mattone. A volte il contatto con il genio può essere fatale. Una cosa è certa, verso la fine della primavera di quel 1973, io mi sentivo un altro. Stavo vivendo una trasformazione che mai avrei immaginato quando indossavo i pantaloni Facis. Quel mondo così strano e così diverso da tutto ciò che avevo vissuto prima mi aveva travolto. Persino l'Angelica e il Renato su mia insistenza avevano appeso in casa un bel quadro di Jaspers Jones anche se non sapevano chi fosse e in quell'estate l'Angelica volle andare a Roma per vedere la mostra di Man Ray a Roma. Anche se a Roma davanti a Man Ray che faceva bella mostra di sé ai Musei Capitolini, si resero conto di aver creato un mostro, dovevo rendermene conto anch’io.

Tra il professor Belletti detto il Maestro, e il professor Masselli detto lo Scrittore correva buon sangue nonostante le loro personalità fossero agli antipodi. Ma c'era qualcosa che addirittura li univa, come l'amore per la tavola. Il Maestro in occasione della festa patronale decise, come amava dire di organizzare un “seminario sulla funzione alimentare” rivolto alla docenza e alla discenza. Insomma ci invitava a cena. L'evento, quello sì che fu un evento, altro che aperitivi a basse di pizze, focacce e spritz, si doveva tenere presso la magione del Maestro Belletti (casa sarebbe stato troppo da plebei). Il Maestro era nato a Roma, ma era di origini siciliane, almeno questo doveva essere vero. Naturalmente in quello che lui chiamava il suo curriculum vitae, c'era anche il cuciniere di marina (oltre che paracadutista), il sommelier, lo chef, il conferenziere, persino il gelataio. Lo Scrittore che riponeva pochissima fiducia nella fondatezza di certi racconti del Maestro, aveva però una certa simpatia per questa sua inclinazione all'iperbole, all'esagerazione, tanto che lo Scrittore mai avrebbe dubitato di quanto andava affermando il Maestro. Così in una sera della tarda primavera ebbe luogo la cena. Il Maestro aveva una casa molto grande con una bellissima terrazza. 

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