I più fortunati si trovavano a sedere in modo da vedere il calco della dama di profilo, altri, meno fortunati la vedevano di fronte, mentre i disgraziati, oltre a trovarsi sotto un cornicione durante un terremoto o sulla traiettoria di una saetta, potevano anche trovarsi a vedere la dama del mazzolino di tre quarti. Mi è andata bene con terremoti e con le saette ma, cascasse il mondo, io mi beccavo dame coi mazzolini, discoboli, nike, dioscuri e la classicità intera sempre di tre quarti. Il professor Lander portava sempre dolcevita o foulards, qualche volta un laccetto alla J.R. (noto personaggio della Tv della serie Dallas di qualche anno dopo), che io avevo visto solo in qualche western al cinema dell'oratorio. Forse era un vezzo d'artista, mio papà diceva che era un cretino. Ma il Renato e l'Angelica non capivano d'arte, loro avevano passato la vita in fabbrica erano di quelli per cui l'arte sta nei musei, mentre in questo caso ero io dovevo imparare l'arte e, viene da sé, metterla da parte. Possibilmente dove non la si trovasse più. Comunque la prima copia dal vero della Dama col mazzolino, fu davvero una catastrofe estetica ed umana. Il professor Lander mi fissava traguardando sopra i piccoli occhiali che inforcava e mi disse che non si poteva disegnare con un chiodo facendo riferimento alla durezza della mina della matita. Il disegno era raccapricciante. L'impostazione generale era tellurica, la prospettiva aberrata, le proporzioni fuori misura, l'espressività repellente, il segno improponibile. Insomma avevo cominciato bene. Il professor Lander mi disse che se Verrocchio avesse avuto me come allievo, anziché Leonardo da Vinci, il Rinascimento non sarebbe mai fiorito. A casa non dissi nulla eppure quel giorno fu difficile mangiare la minestra di fave dell'Angelica e doversi tenere dentro l'umiliazione di aver potuto far fallire il Rinascimento italiano ancor prima che vedesse la luce.
Per fortuna non c'era solo il professor Lander. Il corpo docente era quanto mai variegato. Nella prima settimana di scuola avemmo a che fare anche con il famigerato professor Monia (quello del sigaro Habana e del montgomery). C'è da dire che un tempo a scuola si entrava subito nel vivo, non essendo epoca di test di ingresso o di indagini sulle inclinazioni degli alunni. Potrei dire, parafrasando Snoopy che era una mattina “buia e tempestosa” quando il professor Monia con giacca sahariana verde (quella che indossavano Ernesto Che Guevara e Giangiacomo Feltrinelli), sigaro Habana tra le labbra, si sedette su un trespolo nella sala con la moquette blu e ci fissò come faceva il professor Pavlov con le sue caviette. Io ero in prima fila, seduto per terra sulla moquette blu con le gambe incrociate e con i miei pantaloni Facis.
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