Anch'io avevo il compito di chiamare tre compagni che a loro volta dovevano chiamare altri tre compagni, un po' come una "catena di Sant'Antonio", ma guai a chiamarla così perché diceva la De Ambus al termine catena si poteva associare solo San Babila che era una piazza di Milano dove i sanbabilini prendevano a catenate chi passava di lì ed aveva una faccia vagamente di sinistra, mi spiegò Lalla. Io non avevo capito gran che ma mi adeguai. Alla sera munito della mia rubrichetta telefonica cominciai il giro di telefonate. Il problema più grosso era il duplex. Forse non tutti sanno che nell'epoca della comunicazione paleolitica non tutti possedevano una linea telefonica tutta per sé; per questione di mero risparmio economico la mettevano in comune con un vicino di casa (di solito si sceglievano due pensionati in attesa della morte comunque persone prive di reali necessità di comunicare, per avere sempre la linea libera). Ma il Renato e l'Angelica il duplex ce l'avevano con la signora Grazzini che aveva una figlia, Addolorata (di nome e di fatto) che essendo stata scaricata dal fidanzato siciliano intesseva lunghissime conversazioni serali per cercare consolazione presso le amiche. Così per chiamare i tre compagni in questione tirai l'alba. Allo scoccare delle 4:45 papà Renato che faceva il turno in fabbrica mi colse col la cornetta del telefono in mano e me la ruppe sulla testa, dicendo che solo i depravati e le infermiere usavano il telefono a quell'ora. Non ho mai ben capito cosa avessero in comune i depravati con le infermiere ma il discorso porterebbe lontano e sarebbe fuorviante circa la manifestazione politica che il giorno dopo si sarebbe tenuta. L'appuntamento era in Piazza della Stazione. Come dicono i telegiornali, arrivavano alla spicciolata (anche perché non si vede come si dovrebbe arrivare). Il gruppetto della mia classe (scolastica), era circondato dal cordone delle Consapevoli del proprio ruolo che erano abbondantemente “megafonate” e imbandierate. All'arrivo delle prime “tute blu” le Consapevoli erano già in fregola mentre le Belle e maledette più che le tute blu guardavano i giovani operai che ci stavamo dentro. Roberto Prinetti detto Bungiga era uno studente della 4A ed aveva una Fiat Cinquecento che allora era una macchina da poveri; la macchina era del padre che faceva l'elettricista e l'aveva aiutato a montare sul portapacchi della macchinetta un "altoparlante" collegato ad un giradischi sul quale girava un disco degli Inti-Illimani. Alle 7.50 sapevo a memoria El Pueblo Unido, alle 8.30 tutto l'ellepì. Quando il disco finiva si cominciava da capo, ma si sa la lotta politica non è cosa per signorine, lo dicevo tra me, anche se a ben guardare, al liceo artistico c'erano molte più ragazze che ragazzi.
Finalmente alle 09:00 il corteo mosse dalla Piazza della Stazione verso Corso Garibaldi. Ero felice come una Pasqua.
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