Ci furono alcuni interventi. Qualcuno chiese chi avrebbe distribuito le fasce per il servizio d'ordine, dopo un po' di chiacchiere, Lalla De Ambus prese il megafono e disse perentoria che le fasce rosse si sarebbero fatte tagliando a pezzi la bandiera rossa del compagno Stefano Salina detto Stalin che non meritava nemmeno di stare nel “Movimento”. Io guardavo tutti sbalordito, forte solo dei miei Levi's. Tornato a casa spiegai all'Angelica che il giorno il 20 novembre non sarei andato a scuola ma a fare la lotta di classe, non intendendo la classe 1^B ma l'altra classe quella, operaia alla quale appartenevamo tutti. A dire il vero alla classe operaia nella mia classe (scolastica), appartenevamo solo Franz ed io, ma non era certo per questi particolari che si poteva fermare una nascente rivoluzione. Dissi all'Angelica che Lalla De Ambus avrebbe dovuto parlare al cancello 19 di Mirafiori Sud, ma non di arte, avrebbe parlato di politica. L'Angelica prese la ciabatta e me la diede sulla testa.
Inutile dire che al cancello di Mirafiori Sud non ci andai. Però continuai ad andare a scuola e questo lo posso già considerare un gran bel risultato. In quei mesi imparai ad apprezzare anche altri nuovi insegnanti, per esempio la professoressa Milva Pino di matematica. Indossava sempre pantaloni e maglia dello stesso colore, giallo su giallo, verde su verde, bianco su bianco. Pensai che anche lei avesse qualcosa a che fare con il Suprematismo e con Kazimir Malevic. La professoressa Milva Pino aveva un debole per i maschi, non nel senso di attrazione sessuale, ma nel senso che noi pochi maschi della classi le facevamo pietà. Un po' perché nessuno di noi capiva un acca di matematica, un po' perché costretti a vivere schiacciati tra Le Belle e maledette e le Consapevoli del proprio ruolo. La professoressa invece avrebbe potuto appartenere di diritto alle Sorelle Materassi, visto il sorriso perennemente stampato sulle labbra e vista l'attenzione ipnotica che le Materassi riservavano a lei. Infatti il mio compagno Franz che era un vero bastardo, mi disse che le sorelle Materassi erano tre, due naturali, Desirée ed Evelina Ragni e una acquisita, la professoressa Milva Pino appunto. Intanto il professor Andrea Bardi continuava nel suo racconto della storia dell'arte moderna. Arrivò il giorno di Duchamp. Era inevitabile che arrivasse. Tutti nella vita prima o poi hanno dovuto confrontasi con lui. Poco importa se attraverso la televisione, la radio, libri, giornali, mostre o internet: Duchamp ha turbato i sonni di tutti e tutti, prima o poi, messi davanti al "Pisciatoio" di Marcel Duchamp, hanno cercato di dire qualcosa di intelligente.
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