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La scuola in quegli anni "matti e disperatissimi" non contemplava né l'utilizzo di psicologi, né ricorsi al T.A.R (Tribunale Amministrativo Regionale), e così il professor Monia forte della sua autocoscienza e della sua dialettica (allora tutti ambivano ad essere “autocoscienti e dialettici”), mi guardò come Renzo Tramaglino guardava i suoi polli e mi disse: « Vuoi dirmi che non sei mai stato a Parigi per vedere le mostre? Scusa, ma non ti sembra di essere vissuto invano?» Effettivamente, dopo aver sentito Lalla, aver visto il laccetto del professor Lander, il montgomery, "Lotta Continua", la Montblanc Masterpiece, il sigaro Habana e, soprattutto il "Trattato di semiotica generale" di quel tale Umberto Eco, mi chiedevo anch'io perché fossi vissuto così, senza andare a Parigi, fino a quel giorno (a parte la gioia di portare pantaloni Facis). Il professor Monia era detestato dalle Belle e Maledette (a lui gli artisti maledetti davano l'emicrania), sopportato a mala pena dalle Consapevoli del proprio ruolo (e solo per alcune affinità politiche), completamente indifferente alle Sorelle Materassi che avevano perennemente un sorriso ebete sulle labbra. Ma a me piaceva, anche se cominciai a pensare seriamente di aver sbagliato scuola ed aver sbagliato città come mi aveva fatto intuire il professor Monia. In realtà l'unica materia di cui avevo già sentito parlare prima di mettere i piedi sulla moquette blu del liceo artistico era storia dell'arte. Ne parlava spesso l'insegnate di religione della scuola media della preside “sciancata” (non si sa perché, ma gli insegnati di religione parlano sempre di tutto tranne che di religione). La professoressa di storia dell'arte era Maria Teresa Durante. Era una “signora bene” che nei mesi invernali entrava in classe con una pelliccia di marmotta e una penna biro d'oro in una custodia; era una penna "Aurora" molto diversa dalla Montblanc Masterpiece di Monia, una penna da signora che non aveva tutta la pretenziosità intellettuale della Montblanc. La Durante era pedissequa, la sua Bibbia era il Carli- Dell'Acqua il libro di testo di storia dell'arte antagonista dell'Argan. Il Carli Dell'Acqua stava ad Argan come l'Aurora della Durante stava alla Montblanc di Monia.

Ma il bello doveva ancora venire poiché non avevo conosciuto ancora tutti gli insegnanti che popolarono quei cinque anni della mia vita. Alla fine di ottobre direttamente da Firenze arrivò tra noi Andrea Bardi, docente di ornato disegnato (l'altra metà del disegno, quello che non contemplava la figura umana). Lui era un giovane accigliato, con una chioma ribelle che torturava in continuazione. Sembrava provenire direttamente da una formella della Porta del Paradiso del Ghiberti, tanto ci fece pesare la superiorità dell'arte Toscana su tutto il ciarpame che ci circondava.


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